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SCHEDE di Alessandro

SCHEDE
di Alessandro Iacuelli dall'ultimo numero di Monitor

1. Marigliano
In soli due anni, vengono sequestrati 26 siti di sversamento illegali, ai confini di campi coltivati o di zone sottoposte a bonifica quali i Regi Lagni. Almeno 120 ettari di terreno, secondo gli accertamenti degli inquirenti, sono pesantemente inquinati da polveri di abbattimento dei fumi degli altoforni (fonti principali di diossine), dalle scorie saline, dalle schiumature di alluminio, da scorie e residui di fonderie e dal cosiddetto fluff, costituito da frazioni di rifiuti derivanti dalla rottamazione e frantumazione dei veicoli dopo aver eliminato le parti metalliche. Su una tonnellata di automobili rottamate si riesce a recuperare, sotto forma di metalli, non più del 75 per cento del peso. Questo significa che un quarto dell'autoveicolo rottamato rimane fluff, termine con il quale si indica la parte che rimane dopo i vari trattamenti di frantumazione. Il fluff rappresenta una delle emergenze nazionali dal punto di vista dei rifiuti: è difficile da smaltire perché mancano gli impianti, dai costi molto alti, ed è altamente tossico. Per ora, la soluzione adottata in Italia per lo smaltimento di questo tipo di rifiuto è la seguente: una parte, non tanto piccola, del fluff scompare misteriosamente dal territorio nazionale e ricompare, sempre misteriosamente, nelle campagne attorno Marigliano. Nessuno sa da dove viene. O meglio, nessuno si prende la responsabilità di dire da dove viene, perché non è poi così difficile capire da dove viene. La fase di frantumazione dei veicoli in Italia viene effettuata da pochi grande impianti, sono appena una quindicina.

2. Acerra
Tutte le contraddizioni ambientali della Campania, trovano ospitalità ad Acerra. Se ogni territorio soffre di qualcosa, Acerra soffre di tutto, e in contemporanea. Sede di costruzione del più grande inceneritore d'Italia, la cui messa in funzione è prevista per l'ottobre prossimo, vede già il proprio territorio inquinato da amianto, diossine, fanghi industriali. Discariche illegali, situate accanto a centri di stoccaggio voluti ad ogni costo dal commissariato straordinario. Il tutto nei pressi del cantiere del futuro inceneritore. Alla fine di gennaio 2006, scoppia lo scandalo dovuto all'operazione giudiziaria denominata "Ultimo atto". Viene sequestrata un'azienda di grandi dimensioni, la Pellini Srl di Acerra. Si tratta di imprenditori che hanno organizzato un intenso traffico di rifiuti pericolosi dal nord verso il sud. I rifiuti in questo caso venivano miscelati con sostanze vegetali, ed usati come compost, per la ricomposizione e bonifica di siti contaminati o come fertilizzanti. In quei fanghi venduti come compost, c'era amianto, c'erano fanghi industriali ottenuti dal lavaggio di impianti petrolchimici del Veneto, in certi casi c'erano anche arsenico, cromo, paste di mercurio. Quando non era possibile smaltire i fanghi, la Pellini Srl li versava direttamente nel sistema fognario che porta al mare. Secondo l'impianto accusatorio, la gestione imprenditoriale della famiglia era nelle mani di Salvatore Pellini, che era contemporáneamente anche maresciallo dei carabinieri presso la stessa stazione di Acerra, arrestato assieme al comandante.

3. Caivano
Un ex impianto di CDR che puzza lontano molti chilometri, con l'odore che arriva fino ad Orta di Atella e Marcianise, un sito di stoccaggio che ha finito per ingoiare l'impianto di CDR, e trasformare il tutto in una immensa piramide di ecoballe stoccate al sole a tempo indeterminato. Ecoballe sospette e al vaglio della magistratura, risultate puntualmente fuorilegge ad ogni analisi. L'impianto di Caivano è stato spesso all'attenzione non solo della magistratura, ma anche dei locali clan criminali. Nel corso degli anni, si sono ripetute più volte minacce ai lavoratori, tentativi di tenere chiuso l'impianto, messa in fuga di camionisti. Le ecoballe non possono essere bruciate, poichè hanno umidità troppo alta e potere calorico troppo basso. Quindi, il grande sito di stoccaggio di Caivano, sotto il quale è sepolto quello che doveva essere un impianto di compostaggio, è diventato nel tempo una discarica di CDR che non verrà impiegato mai.

4. Lo Uttaro
Salita alle prime pagine delle cronache per la straordinaria resistenza popolare contro l'apertura di una megadiscarica, Lo Uttaro presenta molti punti oscuri della gestione campana e commissariale dei rifiuti. A meno di 700 metri dalle abitazioni, vicina in linea d'aria alle discariche esaurite di Sant'Andrea e di San Tammaro, risponde a tutti i requisiti di legge che deve avere un luogo per non poter ospitare una discarica. Nonostante questo, ne è stata aperta una dal commissariato straordinario, per sei milioni di tonnellate di rifiuti non trattati, in una cava di tufo che già in passato è stata una discarica. Piuttosto che trovare un luogo idoneo, si è preferito stendere uno strado di argilla sui vecchi rifiuti, senza neanche analizzarne la vera natura, e riprendere la ricarica.

5. S. Maria La Fossa
Il secondo inceneritore campano è previsto poco più a nord ovest di Acerra, a Santa Maria La Fossa, manco a farlo apposta in pieno territorio sotto il controllo del clan dei casalesi, che negli anni si sono affermati come i veri padroni del mercato dei rifiuti nell'area casertana. Il piano regionale per lo smaltimento dei rifiuti in Campania, approvato con ordinanza del commissario l'8 giugno 1997, prevedeva la realizzazione di due impianti di termovalorizzazione, rispettivamente nel comune di Acerra ed in quello di Battipaglia. La delocalizzazione da Battipaglia a Santa Maria La Fossa è avvenuta con una decisione unilaterale da parte del commissariato, senza atti di variante al piano, e senza acquisire il parere degli enti locali interessati. Terra di bufale e di mozzarelle, di aria buona e di campagne verdi attorno al Volturno, può apparire sconcertante l'idea di localizzare un impianto di incenerimento in una zona a vocazione spiccatamente agricola, una zona famosa per l'allevamento bufalino pregiato, una zona centrale per tutta l'economia agricola e zootecnica del bacino del basso Volturno. Ancora oggi la zona è piena di discariche abusive mai bonificate, un territorio già offeso abbastanza, sia per quanto riguarda i terreni sia per le acque. Un territorio da riqualificare, da ricomporre, da liberare dalla stretta camorristica che sversa ancora oggi sostanze nocive e fa pressioni sull'economia locale. Forse, viene il dubbio che la soluzione non sia un impianto di incenerimento.

6. Giugliano/Qualiano/Villarrica
I tre comuni di Villaricca, Giugliano e Qualiano sono stati trasformati nell'area che, in quello che Legambiente chiamò il piano regolatore della camorra, è stata assegnata al deposito illecito dei rifiuti. Ad essere precisi, l'espressione "piano regolatore della camorra", adottata con successo da giornalisti ed attivisti negli anni successivi, ed usata ancora oggi, non è del tutto esatta, essendosi trattato di un piano regolatore molto più vasto, al quale non era interessata solo la camorra. Andrebbe chiamato il "piano regolatore di camorra, massoneria e politica". L'area in oggetto è una zona ampia, con molti spazi, soprattutto in direzione del litorale flegreo e domitio, divisa tra i clan che controllano il Napoletano e il gruppo dei casalesi. Una terra ricca che per secoli ha prodotto ortaggi e vino, oggi è invece deposito incontrollato di metalli pesanti, fenoli, amianto, PCB, ed altre sostanze altamente tossiche ed in grado di accumularsi negli organismi viventi, senza essere smaltite. Secondo il Rapporto Ecomafia 2003 di Legambiente, la gestione dei rifiuti pericolosi in Italia frutta 2 miliardi e mezzo di euro all'anno. Cifra aumentata nel Dossier Rifiuti S.p.A. della stessa Legambiente del 2005 e che ha visto un altro innalzamento nel 2006. Il mercato è in crescita ancora oggi. L'area di Giugliano è la zona dove smaltire rifiuti provenienti da diverse regioni d'Italia costa di meno; rifiuti di ogni tipo, urbani ed industriali, speciali, ospedalieri, cimiteriali e tossico-nocivi.

7. Villaricca
Il passaggio dalla fase artigianale a quella industriale dei rifiuti tossici, inizia in questo comune a nord di Napoli. Nasce in un modo tanto forte che – per certi versi - si può affermare che la potentissima ecomafia campana sia nata qui. Nasce nel 1989, nel ristorante dell'albergo "La Lanterna", sulla circumvallazione esterna di Napoli. Nasce tra gli invitati ad una cena speciale, che porta ad accordi importanti per il futuro della Campania: ci sono camorristi di Pianura e dell'area flegrea, ci sono i casalesi, c'è l'imprenditore massone Ferdinando Cannavale, nel ruolo di massone amico dei politici locali e nazionali, ci sono i proprietari delle discariche, tra i quali Luca Avolio, proprietario dell'Alma di Villaricca, che sarà arrestato nel corso dell'Operazione Adelphi, c'è Gaetano Cerci, il titolare dell'azienda "Ecologia `89", che trasporta e smaltisce rifiuti, ma è anche nipote di Francesco Bidognetti, boss dei casalesi, e anche persona fidata di Licio Gelli. L'accordo raggiunto quella sera fu allo stesso tempo semplice e cinico: la camorra accettava di privarsi di una parte delle tangenti che venivano pagate dagli imprenditori sui rifiuti, tale cifra veniva ceduta ai politici, in cambio delle necessarie autorizzazioni a scaricare rifiuti, anche provenienti da fuori regione, e di una messa a tacere di quasi ogni forma di controllo pubblico. Le autorizzazioni per i rifiuti portano tutte la firma di Raffaele Perrone Capano, assessore all'ecologia della Provincia di Napoli, e uomo di punta del Partito Liberale Italiano.

8. Lago Patria
Lago Patria per certi versi ha un aspetto lunare, d'estate. Dove un tempo c'erano pascoli, ora è tutto incredibilmente giallo, secco, e pieno di tracce di incendi. Il lago, una volta pescoso, ora sembra morto. Territorio sotto controllo dei clan dell'area flegrea, è stato fin dalla fine degli anni '80 il terminale degli sversamenti tossici notturni, quando dal litorale casertano i traffici si sono espansi verso Napoli. Con l'apertura al traffico dell'Asse Mediano, a nord del capoluogo, la zona di Lago Patria è diventata all'improvviso fácilmente raggiungibile dall'autostrada con i mezzi pesanti, diventando quinde meta preferenziale dei traffici, fino all'incidente che costò la vista a Mario Tamburrino, camionista colpito dalle sostanze tossiche che lui stesso stava scaricando, proprio tra il lago e Giugliano. Dopo l'incidente, c'è stato un innalzamento dei controlli, ma non abbastanza da chiudere per bene le maglie, ed i traffici continuano ancora oggi. Con la saturazione del territorio, la soluzione adottata al posto dell'interramento di rifiuti è quella di appiccare il fuoco alle sostanze da smaltire. Ogni notte, dalla variante della statale Domitiana, si possono avvistare le colonne di fumo nero che si innalzano nelle campagne.

9. Baia Verde/Castelvolturno
Superando Pinetamare, seguendo la Domitiana, basta prendere una traversa a caso, verso la spiaggia, verso il mare. Sulla spiaggia, che dai documenti ufficiali risulta essere stata bonificata non molto tempo fa, ci sono, in ordine sparso: un'automobile bruciata, una lavatrice arrugginita, sacchetti di rifiuti urbani, e leggendo le scritte noto che sono i sacchetti della raccolta differenziata di un comune molto lontano, non della Campania, polveri marroni che assomigliano al fluff e che si confondono con la sabbia. Chissà quante centinaia di migliaia di euro sono stati spesi per bonificare questa spiaggia. Dopo non si poteva certo mettere le guardie armate a vigilare su una spiaggia deserta. Le guardie armate sono state messe invece davvero, ma dal cartello dei casalesi, per tenere sotto controllo la propria spiaggia-discarica, ed i propri affari. E' giugno, e nonostante tutta la monnezza sparsa, c'è qualcuno che prende il sole, un paio di persone fanno il bagno, come se nulla fosse, a pochi metri dai rifiuti tossici. Sul bordo della pineta c'è un fuoco che non si è ancora spento del tutto. Le ceneri fumano ancora, di un fumo nero e denso; ci sono copertoni, con dentro stracci, scarti di industria tessile, di quelli necessari per versargli dentro chissà quale liquame industriale, che senza l'effetto antidetonante della stoffa esploderebbe a contatto con la fiamma.

10. Fungaia
Un giorno, il rappresentante del WWF in Campania, si rivolge alla magistratura, mostrando una scoperta piuttosto sconvolgente. Nella discarica, oramai chiusa da anni, Fungaia di monte Somma, tra Ottaviano e Somma Vesuviana, che oggi è nel territorio del Parco Nazionale del Vesuvio, compaiono rifiuti con scritte in romeno sui contenitori. Il rappresentante WWF consegna alla magistratura la documentazione fotografica dei fusti romeni ritrovati. La società privata che gestiva la discarica Fungaia era impegnata anche nella gestione della discarica di Bucarest. Inolre, uno dei consiglieri di amministrazione della società Della Fungaia, era anche nel consiglio di amministrazione di un'altra società riconducibile a Ferdinando Cannavale, l'imprenditore massone presente alla riunione di Villaricca. Nonostante i ritrovamenti di rifiuti romeni, la maggior parte del traffico internazionale di rifiuti, soprattutto di quelli tossici, va dall'Italia verso la Romania, rigorosamente via mare fino ad un anno fa, mentre a partire dal 2007, con l'entrata della Romania nell'Unione Europea, il traffico via terra si sta rivelando vantaggioso. Probabilmente, i fusti ritrovati alla Fungaia sono elementi che dovevano sparire dalla Romania, per chissà quale motivo. Ancora oggi, molte aziende campane sulle quali pesano forti dubbi di collusione con i clan camorristici investono in Romania.

11. Terzigno
Si può aprire una discarica che - presumibilmente - dovrà accogliere i rifiuti della città di Napoli (1300 tonnellate al giorno circa) in un parco nazionale? La legge italiana dice di no, come d'altronde le direttive europee in materia di rifiuti. Anche il buon senso dice di no. A dire di sì è invece il commissariato straordinario per l'emergenza rifiuti in Campania, che indica a Terzigno uno dei siti dove aprire le discariche che dovrebbero traghettare la Campania fuori dall'emergenza. Il sito di Terzigno, come quello di Lo Uttaro, è già stato in precedenza una discarica. Ora non lo è più perchè il sito è già pieno, e perchè ricade all'interno del parco nazionale del Vesuvio. Nonostante questo, secondo il commissariato la discarica si farà. La presenza della discarica di Terzigno, mai bonificata, crea problema idrogeologici già da tempo. Si calcola che si tratti di circa 500 mila metri cubi di materiale da bonificare. Nelle vasche di Terzigno, quando piove, potrebbero andare 800 mila metri cubi di acqua delle falde del Vesuvio, che invece adesso vanno a finire tutte nei paesi che sono a valle.

12. Avella/S.Michele
E' uno dei casi che suscita più rabbia, quello che si vede sui monti di Avella, in località Fusaro, nei pressi delle grotte di San Michele, in un luogo di meravigliosa bellezza. Una gola tra le montagne, con acqua sorgiva e mucche al pascolo, in una stretta valle che meriterebbe la tutela di un parco nazionale, ridotta invece a discarica senza alcun controllo. E la mucca pascola accanto al bidone di vernice rovesciato nel ruscello. Ruscello dal quale, scendendo a valle per qualche centinaio di metri, viene prelevata l'acqua per alcuni fontanili sulla strada, dove c'è sempre gente a fare la fila per riempire taniche da portare a casa. Convinta che sia "acqua buona". Per non parlare dei gusci di cozze e vongole bruciati sul prato assieme ad altri rifiuti alimentari, proprio all'uscita di un ristorante. Nella zona del Baianese ci sono molte altre discariche fuori controllo, come a Mugnano del Cardinale, in località Fossa, e a Baiano, in località Fontana Vecchia. Località dove vengono miscelati i rifiuti tossici agli RSU, ai copertoni, all'amianto contenuto nell'eternit, alle vernici, ai solventi. Con conseguenze sulla salute, oltre che sull'ambiente, gravissime ma anche poco prevedibili: pensiamo alle reazioni chimiche che possono avvenire tra tali sostanze.