Colombia: l'insorgenza chiama al Grande Accordo Nazionale

Autore:
CBJCM-NA

"Chiamiamo nuovamente i colombiani ad un Gran Accordo Nazionale, che ci permetta di strutturare un'alternativa politica di governo con bandiere programmatiche che privilegino il bene comune, la sovranità, la democrazia, la patria… Un nuovo governo che, agendo con l'uniforme della pace, riporti le proprie truppe nelle caserme, mandi a casa loro i gringos e convochi un dialogo di pace con l'insorgenza, garantendo la partecipazione delle organizzazioni politiche e sociali del paese allo stesso. L'accordo di pace scaturito da quel tavolo dovrà esser ratificato da un'Assemblea Nazionale Costituente, che dia forza costituzionale al futuro di pace e dignità della Colombia."

AI POPOLI DELLA NOSTRA AMERICA

Conseguentemente ai dolorosi fatti dell'Ecuador, in cui è morto il Comandante Raúl Reyes ed in cui sono cadute anche alcune sue guardie del corpo ed una decina di civili, le FARC vogliono fare le seguenti precisazioni:

1. L'operazione militare portata a termine dal Commando Sud degli Stati Uniti e dai suoi subalterni colombiani ha rappresentato una flagrante violazione del diritto internazionale, della sovranità e del territorio di una repubblica sorella ed un'inammissibile offesa alla dignità di tutto un paese ed alla coscienza latinoamericana. Nemmeno i più artificiosi argomenti come la difesa preventiva, l'inseguimento a caldo o la guerra al terrorismo, sfoderati dal governo della Colombia, hanno potuto giustificare una così esecrabile azione. Questo governo non avrà il lasciapassare per agire come "Israele" dell'America Latina, a partire dal concetto imperiale gringo della "sovranità limitata". Questa, nella pratica, è stata la conclusione del Gruppo di Rio, riunitosi a Santo Domingo.

2. Non accettiamo in alcun modo il ricatto che hanno preteso di mettere in piedi contro i governi dell'Ecuador e del Venezuela, mediante un computer che non avrebbe potuto resistere a un bombardamento -che ha polverizzato tutto ciò che gli stava intorno- nemmeno con una blindatura speciale. Ciò che Uribe persegue, con le "bombe intelligenti" degli Stati Uniti, è sviare l'attenzione del paese che esige le sue dimissioni dalla Presidenza della Repubblica quale genocida, narco-mafioso e paramilitare.

3. A onorevole eccezione dell'organizzazione danese "Fighters and Lovers", che ha fatto una donazione simbolica alle FARC, non abbiamo ricevuto né dollari né armi da nessuno. Qui l'unico che ha elargito milioni e milioni di dollari ed armi di distruzione di ogni sorta, nell'ambito della sua politica di predominio mondiale e ricolonizzazione neoliberale, è il governo degli Stati Uniti, affinché quello colombiano spari contro il proprio popolo. Chi ha reso legittimo tutto ciò? Che diritto possono invocare per opprimere e massacrare un popolo, come stanno facendo con quello colombiano? Etico sarebbe aiutare il debole, non il potente. Gli aiuti dovrebbero andare agli oppressi, non agli oppressori. Chiunque abbia coscienza non può restare impassibile di fronte a questo crimine continuato, rappresentato dall'appoggio militare ed economico di Washington ai suoi burattini della Colombia. Si smetta di chiamare "terrorismo" la guerra dei deboli contro l'oppressione e "guerra" il terrorismo degli Stati potenti contro i popoli.

4. Tutto l'apparato mediatico è stato attivato per mentire e sputare fuoco contro l'Ecuador ed il Venezuela, ed anche contro le FARC. Si sentono forse inquietati dalla risurrezione della Colombia di Bolívar dalle sue ceneri? Si dirigono all'opinione pubblica dei nostri paesi e del mondo come se si trattasse di una massa sprovvista di raziocinio. Solo paesi sviluppati come gli Stati Uniti dispongono delle condizioni e della tecnologia necessarie all'arricchimento dell'uranio, e non una guerriglia che ancora combatte per la dignità del popolo con fucili e persino bastoni. Possiamo dire, con il Libertador Simón Bolívar, che "noi non abbiamo altre armi per far fronte al nemico che le nostre braccia, i nostri petti, i nostri cavalli e le nostre lance". Ciò che è chiaro è che gli Stati Uniti stanno cercando qualsiasi pretesto per aggredire il Venezuela e rubare così il petrolio che non hanno potuto sottrarre all'Iraq.

5. Per nessuno è un segreto che le FARC sono una guerriglia bolivariana. E che non solo con Chávez, ma con la gran massa dei popoli e della gente pensante della Nostra America siamo d'accordo sugli ideali bolivariani; ci troviamo tutti non nella Dottrina Monroe o in quella della Sicurezza Nazionale o Democratica, che sono dottrine estranee e dei gringos basate sulle loro politiche geostrategiche di spoliazione e dominio, ma in Bolívar e nei nostri predecessori. I popoli aspettano Bolívar ed i loro eroi dell'indipendenza perché sono la loro unica speranza di dignità e sovranità, giustizia sociale, unità e pace, sacri beni che gli sono stati negati per secoli. Certamente non ci stancheremo di ringraziare il Presidente Chávez per il suo apostolato per la pace, la sua persistenza umanitaria nello scambio di prigionieri, la sua convinzione nel fatto che il cammino della pace inizia dal riconoscimento delle FARC e dell'ELN come forze belligeranti e l'offerta del territorio venezuelano come scenario per la pace tra il governo della Colombia e le insorgenze delle FARC e dell'ELN. Chávez capisce che la pace della Colombia è la pace del Venezuela ed anche del continente.

6. La profonda crisi strutturale della Colombia non potrà esser superata fino a quando ci sarà un governo narco-paramilitare e pro-yankee che ha paura dello scambio e della pace, o che vive illudendosi in una sconfitta militare della guerriglia che non si darà giammai. Chiamiamo nuovamente i colombiani ad un Gran Accordo Nazionale, che ci permetta di strutturare un'alternativa politica di governo con bandiere programmatiche che privilegino il bene comune, la sovranità, la democrazia, la patria… Un nuovo governo che, agendo con l'uniforme della pace, riporti le proprie truppe nelle caserme, mandi a casa loro i gringos e convochi un dialogo di pace con l'insorgenza, garantendo la partecipazione delle organizzazioni politiche e sociali del paese allo stesso. L'accordo di pace scaturito da quel tavolo dovrà esser ratificato da un'Assemblea Nazionale Costituente, che dia forza costituzionale al futuro di pace e dignità della Colombia. Nel frattempo, il popolo dovrà rafforzare la resistenza marciando contro il terrorismo di Stato, la narco-para-politica, l'ingiustizia sociale e la svendita della nostra sovranità, e alzando la sua voce per la pace e l'unità grancolombiana.

7. Esigiamo dal signor Uribe di presentare gli 11 detenuti che, il giorno dei fatti, ha riconosciuto di avere in proprio potere davanti al Presidente Rafael Correa, e chiediamo alla comunità internazionale la più risoluta solidarietà per evitare che questo episodio sfoci in un nuovo caso di sparizione forzata.

Per la Nuova Colombia, la Patria Grande e il Socialismo

Segretariato dello Stato Maggiore Centrale delle FARC-EP

Montagne della Colombia, 14 marzo 2008

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per la Nuova Colombia verso il Socialismo!
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Comunicato integro

Comunicado íntegro
Las FARC proponen un Gran Acuerdo Nacional por la Paz y una Asamblea Constituyente
Rebelión

1. La dignidad nos está convocando a la resistencia en unidad frente al gobierno forajido, ilegítimo e ilegal que se ha tomado el Palacio de Nariño, a la convergencia y al Acuerdo Nacional para superar la profunda crisis institucional y de gobernabilidad que abate al país, y para concertar caminos ciertos hacia la paz duradera.

Colombia merece respeto. No podemos tolerar más esa mafia narco-paramilitar de latifundistas y ganaderos, narcotraficantes y empresarios que, con el apoyo militar del gobierno de los Estados Unidos y el bombo de los medios de información, convirtieron a Colombia en un infierno de la guerra, las masacres, las detenciones masivas de ciudadanos, las desapariciones, la miseria y el saqueo, y de todos los desafueros del terrorismo de Estado.

2. El gobierno de Uribe marcha al compás de las directrices de Washington y de las exigencias de poderosos capos narco-paramilitares como Salvatore Mancuso, Jorge 40, Castaño, Cuco Vanoy, Isaza, Báez, Macaco, Don Berna, El Alemán, Giraldo, El Tuso, Gordo Lindo y otros siniestros personajes de motosierra y cocaína, socios del Presidente. Esa mafia financió con maletas repletas de dólares las dos campañas presidenciales de Uribe.

Sí; ellos lo eligieron, y son ellos los que están mandando.

Impusieron a punta de fusil, de terror y de fraudes electorales a decenas de congresistas, gobernadores y alcaldes que han actuado como peleles del paramilitarismo en la política y en el gobierno. Como se creían los dueños del país no tuvieron reparo en proclamar con clarines de victoria que habían logrado elegir el 35% del actual congreso, lo que equivale a unos 80 representantes y senadores. Esos mismos votos contaminados llevaron a Uribe a la Presidencia de la República, y por eso y mucho más, su mandato es ilegítimo e ilegal.

Este gobierno está erigido sobre miles de fosas comunes y masacres, sobre tierras despojadas y millones de desplazados, sobre lágrimas y luto… Nada se hizo sin el visto bueno o sin la participación de las fuerzas armadas oficiales.

Toda la cúpula del Estado, empezando por el propio Uribe, cabecilla principal de los "paracos", está invadida por el monstruo de la narco-para-política que se tomó a Colombia. El Vicepresidente fue el inspirador del bloque paramilitar que actúo sobre la capital. La comandancia del ejército y la policía no puede negar que siempre actuó en concierto para delinquir con ellos. El ministro de Defensa conspiró con Carlos Castaño. La ex canciller Araújo era cuota de Jorge 40. El ex jefe del DAS Jorge Noguera, además de montar con ellos el conocido fraude electoral a favor de Uribe, les suministraba la lista de los dirigentes sindicales y populares que debían asesinar.

Al país se lo estaban robando los mandamases paramilitares y Uribe no decía nada. Se robaron los recursos de la salud. Mordieron cuanto contrato aparecía. Saquearon los presupuestos departamentales y municipales. Se les permitió cobrar impuestos…

El Acuerdo de Ralito, pacto de las tinieblas entre el gobierno y sus paramilitares, fue el pacto de la impunidad, en el que el gobierno se comprometió a garantizarles penas irrisorias y simbólicas, participación en política, la no extradición, el respeto a sus riquezas mal habidas amasadas con el despojo, el narcotráfico y el lavado de activos.

Esa es la razón que ha compelido al Presidente Uribe al desacato y al desafío insólito frente a la providencia de la Corte Suprema de justicia que dictaminó que paramilitarismo y concierto para delinquir no es sedición. Él entiende que sin el rótulo artificial de delito político que pretendía colgarle al paramilitarismo para santificarlo, se le cierra la más importante opción de impunidad con que contaba, no sólo para favorecer a los paramilitares, sino para exculpar al Estado, genitor de esa inhumana estrategia contrainsurgente en la que también están involucradas la CIA y la DEA.

Es que Uribe se ha merecido el repudio de los pueblos que en sus giras internacionales lo recibe con gritos de asesino, asesino; que renuncie por paramilitar, por ilegítimo y por ilegal.

Cualquier gobierno del mundo en tales circunstancias ya habría caído sin remedio. Y los colombianos no somos menos para tolerar semejantes gobernantes, así cuenten con el respaldo del gobierno de los Estados Unidos.

3. Colombia está siendo violentada además por la política de Seguridad Democrática diseñada por Washington como desarrollo de la vieja Doctrina de Seguridad Nacional y como estrategia de predominio del imperio sobre los pueblos de Nuestra América. En esencia esta política -explicada por el general Craddock del Comando Sur- busca en el marco de la recolonización neoliberal, asegurar la inversión y el expolio de las trasnacionales mediante la aplicación de leyes severas y la fuerza, para reprimir y aniquilar la resistencia de los pueblos y la inconformidad social.

No podemos permanecer impasibles frente a esta política que ya empieza a ser ejecutada también por otros gobiernos del hemisferio.

Para el caso de Colombia la Seguridad Democrática tiene como componente militar el Plan Patriota, cuyo objetivo principal es la derrota militar de la guerrilla de las FARC, o en su defecto la reducción de su voluntad de lucha para llevarla doblegada a la mesa de negociaciones. Desde luego no se sienten tranquilos con esta alternativa de poder construida por el pueblo como resistencia a décadas de violencia estatal y de opresión.

Con ese objetivo de derrotar a la guerrilla movilizaron decenas de batallones y brigadas móviles hacia el sur y lanzaron grandes y sostenidas operaciones en otras áreas del país. Instalaron puestos de mando con oficiales gringos en Larandia y Tres Esquinas, Caquetá, en los umbrales de la Amazonía que codician. Activaron satélites espías y aparatos con tecnología militar de punta. Desplegaron cercos estratégicos, bloquearon zonas campesinas, desplazaron a la población, asesinaron y desaparecieron civiles, incendiaron parcelas, robaron ganados, bombardearon día y noche, trillaron selva y cordilleras, y no han podido en cinco años mostrar un resultado contundente. Sólo el desgaste inútil y el resquebrajamiento de la voluntad de lucha de las tropas oficiales que mueren en la selva o salen lisiados de ella, porque así lo quiere un loco guerrerista que vocifera en Bogotá y echa generales por ausencia de resultados o partes de victoria.

De la pólvora y el fragor de los combates está surgiendo una fuerza guerrillera de nuevo tipo, fogueada en las maniobras enemigas y en el choque con las nuevas tecnologías de la operatividad contrainsurgente, guerrilla que es verdadero poder de fuego político y militar al servicio de la causa popular.

Pero paralelamente al desarrollo del Plan Patriota en los distintos teatros de operaciones, el gobierno iba entronizando el delito de opinión, la represión de la conciencia, hasta llegar a encarcelar a más de 150 mil ciudadanos acusándolos de simpatizar con la guerrilla. En aras de disuadir el respaldo al proyecto político y social de la insurgencia se está cercenando en Colombia el derecho universal a la opción política. No le bastó eliminar físicamente a toda una generación de revolucionarios que se incorporaron a la Unión Patriótica como alternativa legal de cambio; ahora quieren imponer un pensamiento, el de la nueva inquisición, de la derecha y el fascismo. Un pensamiento que criminaliza la protesta social con el cuento que detrás de toda movilización popular contra las políticas del gobierno está la guerrilla. Un autoritarismo que quisiera barrer con la autonomía y la independencia de las otras ramas del poder público para establecer sin sobresaltos constitucionales el reino de la tiranía, que sólo tolera las oposiciones que no se propongan el cambio del statu quo, de las estructuras de la opresión.

4.Esa derecha fascista activó el presupuesto de la nación en función de la guerra y el resultado es el desastre social. Niños que mueren de hambre, crecimiento de la pobreza y del marginamiento, abandono total de los proyectos de construcción de vivienda popular; la mayoría de la población sin servicios de agua, luz y alcantarillado. Indiferencia del gobierno frente a la carencia de escuelas, colegios y maestros porque optó por la privatización de este servicio, lo mismo que el de la salud. Recorte de las transferencias que paraliza el desarrollo de las regiones. Venta de empresas rentables del Estado para allegar más recursos a la guerra. Privatización paulatina de empresas estratégicas como ECOPETROL. Incremento de los índices de desempleo y subempleo al impulso de la flexibilización laboral que pisotea los derechos de los trabajadores y dispara las ganancias de los empresarios. Hambre y alto costo de la vida es lo que generan las políticas del Estado contra la masa popular. Perspectivas de agudización de la crisis social con la aprobación del TLC que atenta contra la patria, la soberanía y la calidad de vida de los colombianos.

La perfidia con que actúa el Estado debe ser respondida con la movilización de pueblo en acciones de calle y bloqueo de carreteras que paralicen el país en demanda de los derechos conculcados para constatar en la lucha de masas la fuerza de los de abajo y para buscar la convergencia de todos los sectores democráticos bajo una sola bandera política y social con miras a conformar un nuevo gobierno que trabaje por la paz, la justicia social y el rescate de la dignidad y la soberanía del pueblo de Colombia.

5. Para la construcción de esta alternativa ponemos a consideración del país, de sus organizaciones políticas y sociales, de todo el pueblo, la Plataforma Bolivariana por la Nueva Colombia para abrir la discusión y el intercambio en torno a las banderas y programa de un nuevo gobierno que sugerimos patriótico, democrático, bolivariano, hacia un nuevo orden social, comprometido en la solución política del grave conflicto que vive el país.

Un gobierno cuya divisa en política internacional sea la patria Grande y el Socialismo y que priorice la integración de los pueblos de Nuestra América. Por eso la política de fronteras de FARC opta por la hermanación y no por la confrontación con los ejércitos de los países vecinos. Nuestra lucha es de resistencia y liberación frente al régimen opresor colombiano.

Un nuevo gobierno que materialice el proyecto político y social del Libertador, que conforme un nuevo Ejército Bolivariano para la defensa de la patria y las garantías sociales. Un nuevo orden edificado sobre la democracia y la soberanía del pueblo, que agregue a las ramas del poder público los poderes moral y electoral, que instituya el congreso unicameral y la revocatoria del mandato. Un nuevo sistema de gobierno que castigue con severidad la corrupción y la impunidad, que ponga fin a la política neoliberal, que estimule la producción en sus diversas modalidades, que asuma el control de los sectores estratégicos, que haga respetar nuestra soberanía sobre los recursos naturales y que implemente políticas eficaces de preservación del medio ambiente. Un gobierno que trabaje por la gratuidad de la educación en todos los niveles, que instrumente la redención social, la justicia agraria, que renegocie los contratos con las trasnacionales que sean lesivos para la nación, que deje sin vigencia los pactos militares, tratados y convenios que mancillen la soberanía de la patria, que no extradite nacionales, que objete el pago de la deuda externa en aquellos préstamos viciados de dolo en cualquiera de sus fases. Un gobierno cuya divisa en política internacional sea la Patria Grande y el Socialismo y que priorice las tareas de la integración de los pueblos de Nuestra América.

Es hora de analizar y seleccionar la ruta que nos conduzca a la paz, a la independencia, la justicia social, la democracia, y la unidad como camino para sobrevivir y enfrentar con éxito las políticas de los imperios.

6.La paz es un proceso, un bien común que requiere de todos la preparación del terreno para que germine. No se logra de la noche a la mañana. Necesita nuevas estructuras económicas, políticas y sociales que la sustenten, cambios como los que sugiere la Plataforma Bolivariana por la Nueva Colombia.

No habrá paz de los sepulcros. Todos los planes militares de las oligarquías y el imperio para exterminar a la insurgencia, desde el LASO ((Latin American Security Operation) ejecutado en Marquetalia, hasta el Patriota, han fracasado porque el alzamiento armado por causas sociales, económicas y políticas, no se derrota ni con bombas, ni con plomo, ni tecnologías recién creadas.

Por chifladura o demagogia electorera, Uribe ha anunciado estar dispuesto a oficializar una zona de encuentro para firmar la paz en tres meses. 43 años de confrontación no se superan en tan corto tiempo. La problemática política, económica, social, cultural, ambiental y de soberanía del país no se puede resolver en 3 meses, a no ser que alguna de las partes haya derrotado al contendor, y este no es el caso. Uribe no es el hombre para la paz en Colombia. No está programado por los gringos para eso. Un tipo que ni siquiera reconoce la existencia del conflicto armado no logrará la paz por ninguna vía. Sólo un nuevo gobierno patriótico y democrático, soberano, podrá lograr la paz negociada, no un gobierno títere de la Casa Blanca. Se necesitaría un gobierno compenetrado con la necesidad de la paz, que apoyado en el pueblo y el interés nacional tome la decisión de regresar las tropas a sus cuarteles, de reducir drásticamente el presupuesto de la guerra a favor de la inversión social y de exigir la salida del país de las tropas y asesores estadounidenses entrometidos en el conflicto interno y factor atizador de la guerra, para darle paso resuelto a los diálogos de paz.

7. La paz merece todos los esfuerzos y sacrificios del país y empieza con el consenso de sus fuerzas fundamentales, de sus organizaciones políticas y sociales, para crear entre todos una nueva alternativa política de poder que se convierta en gobierno soberano y digno, altivo frente a Washington, empeñado en la mayor suma de felicidad posible para el pueblo según el mandato del Libertador.

Es necesario empezar cuanto antes el intercambio y el reencuentro de todos los actores de la transformación social y la paz, incluida la guerrilla, en torno a esta perspectiva. Aquellos que desde la servidumbre del establecimiento pregonan la exclusión de la insurgencia con rebuscados argumentos, lo hacen para inducir a la formación de una alternativa enclenque que sea presa fácil de los poderosos explotadores de siempre.

Proponemos despegar lo más pronto posible con los primeros contactos clandestinos, sin darle importancia al gobierno, para convenir un derrotero y para ir esbozando colectivamente algunos trazos programáticos para la redención de Colombia.

Invitamos a este diálogo a los dirigentes revolucionarios, a los sectores democráticos de los partidos, a la gente avanzada del clero, a los militares patriotas y bolivarianos, a los líderes obreros y campesinos, estudiantiles, comunales, indígenas, a las negritudes, a los educadores, a las mujeres… a todos los liderazgos populares, para juntar anhelos y emprender juntos el camino hacia la Nueva Colombia.

8. El objetivo es la creación de una alternativa para el cambio, surgida de un Gran Acuerdo Nacional por la paz, la justicia, la soberanía y el decoro de la nación, que se proponga un nuevo gobierno para salvar a Colombia del abismo, para recuperar la dignidad mancillada por el gobierno forajido de fascistas narco-paramilitares bendecidos por Washington, una nueva conducción de los destinos de la patria que proscriba la represiva y expoliadora Seguridad Democrática del imperio y la política neoliberal, que rescate la soberanía del pueblo, reestructure el Estado con el fin de garantizar el bien común y conforme un Ejército Bolivariano guiado por el amor al pueblo, la justicia social y la defensa de la Patria. En fin, un gobierno que convoque una Asamblea Nacional Constituyente para darnos una nueva Constitución que refrende los cambios a favor del pueblo, hacia la paz y la convivencia, la verdadera democracia, la soberanía y la integración solidaria de los pueblos, como mandatos emanados de ese gran Pacto Social.

No nos queda otra alternativa que buscar unidos el camino para salir de la oscura noche orientados por la vislumbre de la justicia y la alborada nueva de la Gran Colombia.

Hacia la Nueva Colombia, Acuerdo Nacional por la Paz

Invito a riflettere

Siamo proprio convinti che questa sia la via giusta? Leggete cosa ne pensa sandoval, ex guerrigliero che percorse la strada che oggi si indica per la Colombia...

osservazioni

Dopo le ultime dichiarazioni di Chávez, credo che sia opportuno ricordare alcuni dei numerosi comunicati delle Farc-Ep che chiamano oltre che allo scambio umanitario di prigionieri, all'accordo umanitario e al dialogo, anche alla proposta, che non è nemmeno tanto nuova, della smilitarizzazione di Pradera e Florida per avviare accordi di pace, per il lancio del Grande Accordo Nazionale e l'Assemblea costituente per la Nuova Colombia affinchè possa crescere in pace, solidarietà e giustizia sociale, e avanzare, insomma, in un quadro di nuova democrazia, verso l'unità bolivariana e la transizione al socialismo.

Dopo appena dieci anni di guerra popolare in Nepal, questo sta gia avvenendo.
Qualcosa di simile potrebbe accadere anche in Colombia se gli Usa - che dirigono la politica estera colombiana, e non solo - venissero messi alle strette e accettassero di lasciare aprire i dialoghi di pace.
Inoltre va sottolineato che in Colombia le insorgenze hanno dimostrato, con il rilascio volontario ed unilaterale di diversi civili in loro potere, di essere l'unica parte che realmente cerchi la pace, non a cambio di nulla, parafrasando al contrario il comandante Chavez, ma a cambio di massacri e bombardamenti da parte dello stato terrorrista al comando del burattino di Washington, bombardamenti che hanno significato pesanti perdite nelle fila di vertice fariane e messo in pericolo la vita sia dei guerriglieri sia di tutti i prigionieri di guerra, civili e militari.
Ci auguriamo che autentici accordi per la pace si facciano come è avvenuto in centroamerica, ma va precisato che allo stesso tempo non possiamo augurarci che questi accordi di pace si trasformino nella pace dei sepolcri, come sfortunatamente è accaduto nei paesi centroamericani; più che di accordi di pace, infatti, con il senno del poi, si è trattato di strategie di disarmo e di annientamento di qualsiasi resitenza, armata o civile che sia.
La ricerca della Pace e il dialogo non significano disarmo unilaterale ed incondizionato, sinonimo di resa, ma di strategia in atto per raggiungere un obiettivo: la Nuova Democrazia, la Costituente per una Colombia autenticamente democratica sotto il segno della partecipazione ed il protagonismo di massa e popolare.