L'odissea dei nomadi sgomberati

Autore:
cristina zagaria

da Repubblica_ 16 maggio 2008

Dopo il rifiuto e la fuga, i nomadi vengono minacciati e braccati. Scatta la persecuzione. Gang in sella ai motorini partono dalla periferia est e tentano un raid, dall' altra parte della città, alla scuola Deledda, a Soccavo, dove si sono rifugiati una quarantina di rom di Ponticelli. A San Giovanni, quando vedono arrivare alcuni rom in fuga da Ponticelli, scoppia un' insurrezione popolare. La «pulizia etnica» è terminata, ma l' intolleranza sembra non trovare ancora quiete. Da ieri a Ponticelli non ci sono più rom. Gli ultimi, quelli che hanno tentato fino alla fine una mediazione con la popolazione, sono quelli dell' accampamento sotto il cavalcavia della Napoli-Salerno, in via Argine. Nella notte tra mercoledì e giovedì polizia e carabinieri, però, li hanno dovuti scortare fuori dal campo: 53 persone, di cui 30 bambini sono saliti su un pullman di linea dell' Anm e accerchiati da auto con i lampeggianti accesi hanno abbandonato Ponticelli. Non è stato un viaggio lungo, anche se dietro i finestrini i piccoli rom, con gli occhi spalancati, fissavano le donne del quartiere che instancabili, sotto la pioggia, in piena notte, hanno accompagnato la loro fuga con grida a minacce. Pochi chilometri di paura, fino al convitto "Opera Pia Figli di Maria" di San Giovanni. Ma neanche qui i fuggitivi hanno trovato pace. Il quartiere è insorto. Mamme e ragazzini hanno manifestato per tutta la notte e la mattina davanti al convitto. «Abbiamo fatto una lunga opera di mediazione - racconta Patrizio Gragnano, assessore alle Politiche Sociali di Ponticelli - e c' è stato un momento in cui abbiamo sperato, perché alcune mamme di San Giovanni invece di protestate e gridare hanno offerto latte e biscotti ai bambini rom. Ma alla fine ha vinto l' intolleranza. E questa è una sconfitta per tutti». Anche perché i rom di via Argine erano ben integrati nel quartiere. Tutti i bambini, in età scolare, andavano a scuola e i genitori lavoravano come braccianti agricoli. «Avevamo creato un buon progetto di integrazione» - spiega Gragnano. Ma neanche loro sono riusciti a rimanere a galla, a vincere l' onda di rabbia della periferia est. Dopo la fuga da Ponticelli, quella da San Giovanni. Ieri pomeriggio i 53 rom di via Argine sono risaliti su un autobus e, sempre scortati da polizia e carabinieri, sono arrivati a Napoli. Fermata: Maschio Angioino. Il pullman ha parcheggiato davanti ai giardini di palazzo San Giacomo. E mentre l' assessore comunale alle Politiche sociali, Giulio Riccio, cercava una soluzione, i bimbi sono scesi a giocare. Prima scena di serenità dopo giorni di paura. Anche se gli adulti, impauriti e stanchi, continuavano a chiamare i piccoli e a guardarsi intorno allarmati. «Alla fine abbiamo deciso di dividerli nelle varie case famiglia di Napoli e provincia - spiega Riccio - per evitare possibili episodi di intolleranza». E così, poco dopo le 18, con macchine del Comune e mezzi della protezione civile gli ultimi rom in fuga da Ponticelli sono stati sparpagliati in località segrete e protette della città. Una soluzione di sicurezza, visto il tentativo di raid alla scuola Deledda. «Un gruppetto di ragazzi in motorino, partiti dalla periferia est sono arrivati in via Cassiodoro a Soccavo - racconta Giulio Riccio - per tentare l' attacco. Per fortuna la struttura, dove ora vivono 180 rom più una quarantina arrivati da Ponticelli, è ben protetta e si è evitato anche qui il peggio». A Ponticelli da ieri non c' è più un rumeno rom. I vigili del fuoco hanno messo in sicurezza i campi abbandonati, eliminando bombole di gas e altri oggetti infiammabili. E gli operai del Comune hanno buttato giù le ultime baracche, mentre in via Malibran, come se nulla fosse accaduto si svolgeva il consueto mercato settimanale. A ricordare i roghi e l' intolleranza l' odore di bruciato e il chiacchiericcio tra i banchi. «Finalmente sono andati via. E non torneranno mai più», la frase ricorrente tra le donne del quartiere indaffarate a fare la spesa. E invece i rom-rumeni sperano di tornare. Almeno i bambini. «Molti andavano a scuola - spiegano Gragnano e Riccio - erano ben integrati. Stiamo studiando con il provveditorato e i direttori degli istituti di Ponticelli una soluzione. Noi vorremmo che lunedì i bambini tornassero in classe, nella loro scuola, anche se ora sono fuggiti lontano, in case famiglia o in altri campi rom. Non sarà facile, ma stiamo pensando a un servizio di minibus e a una mediazione grazie alle scuole». Intanto «preoccupazione e dolore» sono espresse dalla Curia arcivescovile di Napoli. E per Fabrizio Gallichi, vicepresidente Comunità Ebraica cittadina, «il vile attacco ai campi è il fallimento dei valori della convivenza e della ospitalità». - CRISTINA ZAGARIA

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