Cupe vampe

Autore:
pietro&paolo

Cupe Vampe

Se una sera tornando da lavoro, sulla statale 286 vedi delle colonne di fumo che si ergono a qualche chilometro da terra, e le vedi contemporaneamente che si muovono con le stesse geometrie, quasi fosse uno spettacolo pre-organizzato e ben diretto, ed il tutto lo vedi mentre cerchi di guardare casa tua da lontano quasi a dire “sto arrivando”, allora sale un po’ di angoscia e non ti viene da pensare “uà che sta succedendo” con l’aria curiosa di chi vuole infilarsi tra la folla per vedere lo spettacolo. Sapevo benissimo cosa stava succedendo, e sapevo che prima o poi sarebbe accaduto. se sei vissuto in un quartiere in cui le dinamiche socio-economiche sono legate inevitabilmente alla camorra, lo sai come funziona, conosci il meccanismo, sai perché puoi lasciare l’auto aperta, lo scooter sotto il palazzo e la porta di casa aperta senza temere sorprese.
Qualche giorno prima mi ero presentato a lavoro con l’aria di chi si è appena svegliato, in effetti mi ero appena svegliato e senza nessun preliminare mi infilai il vestito e mi avventai in auto per correre in ufficio; avevo fatto tardi. Così stonato ma elegante mi presentai per un appuntamento con un cliente che mi parlava male del quartiere Ponticelli, in effetti mi venne un moto d’orgoglio e pensai bene di difenderlo, il mio quartiere. Il cliente allora mi disse “a ponticelli state pieni di zingari, quelli si rubano i bambini”, io sorrisi con l’aria ironica come per dire “vabbè ma con questo di cosa dovrei parlare”, poi però raccontò di una zingara che il giorno prima aveva cercato di rapire una bimba in via principe di napoli nel quartiere Ponticelli. Io temporeggiai, non sapevo nulla ed a quel punto mi limitai ad annuire (visto anche l’aspetto dormiente che ancora mi contraddistingueva). Durante la pausa pranzo approfondì il tutto, tramite i media nazionali e locali, ero shockato, era tutto vero. La sera tornai a casa e mi misi a riflettere, quasi a fare il punto della situazione: i rom a Ponticelli c’erano perché la famiglia Sarno (la famiglia egemone di Ponticelli che ha la sua base nel Rione De Gasperi) in cambio di denaro ha permesso a queste famiglie di insediarsi in varie zone del quartiere, quasi tutte limitrofe alla villa comunale. Si sono così costituiti questi campi nomadi su terreni agricoli o demaniali. La convenienza della famiglia Sarno nell’ospitare all’interno del suo territorio dei campi nomadi non sta solo nel pizzo che questi gli dovevano pagare mensilmente, quasi fosse l’affitto, ma soprattutto l’avere a disposizione forza lavoro a portata di mano e soprattutto lo sfruttamento del racket sull’elemosina (sembra un paradosso). Ad ogni modo i Rom stavano a Ponticelli perché così avevano deciso, oppure forse non avevano deciso proprio niente ma gli stava più che bene.
Vicino al liceo scientifico Piero Calamandrei di via Maranda a Ponticelli, c’è un autolavaggio, il proprietario è un signore che vive in via Principe di Napoli ed ha una moglie ed una figlia piccola. Pensano di essere cresciuti per strada e per questo tutto è dovuto loro, se li conosci bene possono essere delle splendide persone e probabilmente si metterebbero a disposizione per qualsiasi cosa, ma non è brava gente. Che a una ragazzina di 16 anni, rom che vive in un campo nomadi, sporca e anche un po’ puzzolente, ma pur sempre una ragazzina esile di 16 anni, venga in mente di entrare in una casa con la porta spalancata per rubarsi qualcosa è grave, ti spaventa, ma non è la fine del mondo.
Fosse capitato a me mi sarei incazzato come una bestia, l’avrei trattenuta cercando di chiamare la polizia, poi mi sarei fatto impietosire in maniera ridicola e l’avrei lasciata andare con una pacca sulla spalla ed un bel gelato in mano (con una giornata calda come quella mi sarebbe sembrato verosimile). insomma non un comportamento da persona intelligente, la ragazzina tutto sommato aveva cercato di rubarmi in casa. Se però avessi pensato che nella casa in cui si è infilata c’era mio figlio neonato allora le cose sarebbero cambiate, probabilmente l’avrei presa a pedate e l’avrei cacciata in malo modo, per paura e senso di protezione più che altro, anche se so che non avrebbe toccato affatto mio figlio.
Ma la ragazzina è stata sfortunata perché è entrata nell’appartamento della persona sbagliata nel momento sbagliato. Il proprietario dell’autolavqggio e la moglie erano distratti ed avevano lasciato la porta di casa aperta, così la giovane Rom ne approfitta, vede il bambino, ma non ci fa nemmeno caso, non è ciò che le interessa, prende piccoli oggetti li ruba con facilità e inizia ad allentarsi. ma viene scoperta dal commerciante durante il tentativo di fuga, viene raggiunta e massacrata di botte. Le vengono rotti i denti, il setto nasale, l’esile corpo di sedicenne viene ricoperto di ecchimosi e contusioni. La stavano ammazzando. Poi arriva eroica una pattuglia della polizia, che cerca di fermare gli aggressori. La loro giustificazione a questo punto appare palese, l’accusano di aver cercato di rapire la loro bambina. A questo punto ovviamente viene arrestata la ragazzina (che comunque meritava l’arresto per furto). Il caso però è troppo ghiotto perché gli organi di stampa non montino il caso. Il furto da parte di Rom è all’ordine del giorno, il rapimento di un bambino da parte di un Rom invece sembra essere la conferma di un luogo comune che rappresenta la più grande paura di qualsiasi mamma o papà in tema di “Zingari”. Così scoppia il caso nazionale, era la notizia bomba che ci voleva per fare esplodere con tutta la sua impetuosità un clima ferocemente intollerante e razzista. Un clima va detto già preparato ad hoc dagli organi di stampa, un clima che viene costruito caso dopo caso e tutto indirizzato a far nascere nella gente esigenza di maggiore sicurezza.
Così dopo tre giorni di Ponticelli in prima pagina, dopo 3 giorni di Ponticelli nel mirino, la famiglia Sarno prende una decisione: Ponticelli deve sparire dai giornali e dalle telecamere. Non è però semplice cacciarli, in fondo lavorano anche per loro, inoltre pagano. Così la soluzione è una sola: si presentano nel campo Rom e vanno a chiedere un nuovo prezzo, una cifra che sanno non essere pagabile. Così all’inevitabile rifiuto scatta il rogo. Con la polizia connivente che si limita a sorvegliare dall’esterno il campo nomade e si assicura che nessuno entri , s'alzano i roghi al cielo, s'alzano i roghi in cupe vampe.
Se poi vogliamo aggiungere che nell’Area dei campi Rom è progettato un comparto di edilizia privata, un’area residenziale che dovrà ospitare i nuovi dipendenti del nascituro Ospedale del Mare, forse esageriamo, rischiamo di mettere troppa carne a cuocere. il bello è che verrebbe fuori un ottima grigliata. Ci sono tutti gli ingredienti. Fuoco compreso.
Pietro e Paolo.

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