17 novembre 2011
Piazza del Gesù
ore 9:30
Il 17 novembre 1973 ad Atene un carro armato sfonda il cancello del Politecnico dove gli studenti erano rinchiusi per protestare; nè travolge molti e provoca diversi feriti. Da quel giorno nasce la giornata internazionale dello studente, una giornata che oggi come ieri, dovrebbe essere all’insegna dei diritti degli studenti, come il diritto allo studio. Purtroppo di diritto allo studio se ne vede poco al giorno d’oggi. A partire dai tagli sui fondi destinati all’istruzione e ai costi smisurati dei libri di testo.
Le famiglie, infatti, devono spendere in media circa 1000 euro all’anno per acquistare libri, dizionari e materiali scolastici di vario genere. Un esempio lampante dei tagli al mondo dell’istruzione è lo stato degli edifici scolastici, basti pensare che Il 50% delle scuole in Italia necessita delle scale di sicurezza e che solo 58% delle strutture ha il certificato di agibilità. Ma l’attacco al diritto allo studio non è isolato, infatti quest’anno attraverso le nuove direttive internazionali, si chiede all’Italia di incrementare ulteriormente i tagli ai servizi sociali, istruzione, sanità, trasporti e le si chiede di andare a colpire ulteriormente tutti quei soggetti che già sono vittima di sfruttamento. Tutto questo per “uscire” dalla crisi; la crisi che i padroni e la classe dirigente – che ora ci stanno chiedendo di stringere ulteriormente la cinghia – hanno generato e che nei fatti stanno pagando lavoratori, studenti, disoccupati, immigrati e via dicendo. Nella lettera di risposta alla BCE (Banca Centrale Europea) da parte del governo italiano, vengono accolte in pieno le richieste europee e vengono indicati anche passaggi che riguardano scuole e università. Si parla di “programma di ristrutturazione” che prevede ancora una volta tagli ai fondi e licenziamenti, questa volta nei confronti delle scuole che si ritiene non abbiano dato risultati soddisfacenti alle “prove invalsi”. Così come nelle università la riforma Gelmini entrerà a tutti gli effetti in vigore entro il 31 dicembre con l’approvazione dei decreti attuativi che ancora mancano e cesserà lìerogazione di fondi ai singoli atenei dando il via alla caccia ai finanziamenti dei privati.
Siamo sotto attacco… come studenti, come lavoratori, come disoccupati, come pensionati e il 17 novembre scenderemo in piazza ancora una volta per riaffermare i diritti che ci spettano e lo faremo mettendo in campo una lotta dal basso…
unica soluzione: Autorganizzazione!
Stand up for your rights!
17 novembre 2011
Piazza del Gesù
ore 9:30







Una delle peculiarità più interessanti delle mobilitazioni di questi mesi è sicuramente rappresentata dal carattere globale che hanno assunto. Così hanno operato nella stessa direzione –contro i tagli al welfare, contro le banche, la crisi, e per un mondo alternativo- il movimento Occupy negli USA, gli indignados spagnoli, i draghi ribelli italiani, e le varie declinazioni nazionali di un movimento che unitariamente si pone obiettivi simili. Questa unità ha trovato testimonianza in un’omogeneità di pratiche, simboli, e anche di date: fra tutte il 15 Ottobre, e l’11.11.11. In un’ottica di questo genere non può che assumere una grande importanza un momento che per sua stessa vocazione ha sempre rappresentato –da quando esiste- un momento di unità delle lotte a livello globale: il 17 novembre, la giornata internazionale dello studente. E proprio perché inquadrata in tale ottica la giornata del 17 non rappresenterà solo un momento di rivendicazione di temi, pur imprescindibili, legati al diritto allo studio, ma sarà un altro di quei momenti che in tutto il mondo hanno visto il 99 % -noi studenti, lavoratori, precari, disoccupati, intermittenti, e chi più ne ha più ne metta- rivendicare diritti, democrazia, e giustizia sociale.
Il 17, ancora, saremo in piazza per sfiduciare il governo Monti/BCE/Goldman Sachs, il governo dell’1 %. Espressione di quel mondo della finanza che mira a sostituire la democrazia, con le più comode logiche di un dittatura tecnocratica sul modello di banche o Spa.
Ma saremo in piazza anche per ribadire che la crisi l’hanno generata gli istituti finanziari, e che noi la loro crisi non la paghiamo.
Saremo in piazza per dire che la crisi non si risolve con l’Austerity, e che le nostre vite valgono molto di più delle oscillazioni di mercato.
Saremo in piazza per dire che la crisi si supera con la tassazione delle transazioni finanziarie; con la tassazione di rendite e profitti; con l’aumento dei servizi; con il welfare; con il reddito di esistenza; con l’abolizione del pacchetto treu; con il perseguimento della terza via, fra pubblico e privato, che sono i beni comuni.
Saremo in piazza perché vogliamo una democrazia reale.
Noi siamo i draghi ribelli, siamo il 99 %, siamo quelli che credono che la crisi la debba pagare l’1 % che l’ha prodotta. E saremo in piazza il 17 novembre per prenderci welfare, reddito, diritti, e protagonismo sociale, per prenderci le nostre strade: per prenderci tutto!
Ci vediamo mercoledì h 11 meeting about 17 novembre a DADA (ex bar della federico II centrale) +collegamenti skype con facoltà europee occupate+ aperitivo e musica live
giovedì 17 alle 9 e mezza a Piazza del Gesù.
United for a Global Change !
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