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[olieophetvuur] [Belgie] Rellen in Brussel na mishandelingen van gevangenen
BRUSSEL - In de Brusselse deelgemeente Anderlecht zijn vrijdagavond ongeregeldheden uitgebroken tussen een grote groep allochtone jongeren en de politie.
Volgens de publieke Vlaamse omroep VRT gooiden de relschoppers een molotovcocktail naar het gemeentehuis, vernielden ze auto's en telefooncellen en bekogelden ze de politie met stenen. Een agent raakte daarbij lichtgewond. De politie verrichtte tientallen arrestaties. De herrieschoppers reageerden op geweldplegingen door de politie in de gevangenis van de deelgemeente Vorst. Agenten die de bewaking van stakende cipiers overnamen, zouden gevangenen hebben gemarteld. Minister van Justitie Stefaan De Clerck gelastte eerder deze week een onderzoek naar deze gebeurtenissen.
en
'Slagen met matrak op testikels' — Agenten van de politiezone Brussel-Zuid zouden zich te buiten gegaan zijn aan geweld toen ze stakende cipiers moesten vervangen op 22 september en 30 oktober. Dat bericht Le Soir dinsdag.
De commissie van toezicht van de gevangenis van
Vorst vraagt dat er een grondig onderzoek komt en dat de
verantwoordelijken streng gestraft worden.
Op 22 september
zaaide een veertigtal agenten terreur in de gevangenis en bedreigde de
directie en de penitentiair beambten, zegt Réginald de Bécoune,
voorzitter van de commissie van toezicht.
Volgens
verschillende getuigenissen hadden de agenten het gemunt op een
gedetineerde die wou telefoneren. De man werd geslagen in zijn cel en
kreeg ook slagen op zijn hoofd met een matrak, aldus Le Soir. Hij werd
in kritieke toestand overgebracht naar het ziekenhuis.
De
andere feiten werden gepleegd op 30 oktober. Een gedetineerde werd
verplicht zich uit te kleden, kreeg slagen met een matrak op zijn rug
en zijn testikels en werd vernederd. Een andere gedetineerde had een
losgerukt oor en een derde werd in het gezicht geslagen met een fles.
Op 3 november jongstleden berichtte La Dernière Heure al dat agenten
een oud-collega van hen aangepakt hadden, die opgesloten zat voor
zedenfeiten. Die persoon heeft geprobeerd een einde te maken aan zijn
leven. De interne controle van de lokale politie heeft een onderzoek
ingesteld naar die feiten.
[metropoliscafe] proposte contro la crisi - Alcoa
Portovesme - Sardegna - Italia | 20/11/2009
Alcoa, multinazionale USA dell'alluminio, ha deciso la chiusura dell'impianto italiano:2000 dipendenti, diretti e indotto, a casa. Immediata la risposta degli operai: "sequestrato" lo stabilimento. Con dentro i dirigenti, naturalmente. Dall'esterno, operai con passamontagna, rivendicano l'occupazione: "fino a quando non si trova un accordo, qui non entra e da qui non esce nessuno".
Napoli - Italia | 19/10/2009
À la française. La moda si difonde? È presto per dirlo. ma, insomma, due in un mese qualcosa significano.
Due dirigenti della società Eutelia sono stati bloccati per diverse ore all'interno dei loro uffici da un gruppo di lavoratori per protestare contro il mancato pagamento degli stipendi, in ritardo di tre mesi, e controil trasferimento della sede in Irpinia. In serata la digos "libera" i due dirigenti.
Meglio che sui tetti!
Colleferro - Italia | 06/10/2009
Arriva in Italia la mode francese del "sequestro" di manager. Dopo essere volati sui tetti e aver messo a rischio la propria vita per difendere i propri diritti di lavoratori, gli operai dell'Alstom, ditta francese che si occupa di costruzioni ferroviarie che aveva annunciato la chiusura entro 9 mesi, scelgono la via francese. Perché mettere a rischio la nostravita? Per otto ore hanno così tenuto "sequestrati" 3 manager dell?Alstom di Colleferro, togliendo il blocco solo dopo aver ricevuto certezze sul loro futuro.
Ma non ci stanno raccontando che la crisi è finita?
Parigi - Francia | 16/07/2009
Ancora la Francia. In una sola settimana i lavoratori di ben tre aziende minacciano, per far partire una trattativa, di far saltare le fabbriche.
Lunedì 13 luglio: occupata e minata con bombole di gas la New Fabris.
Mercoledì 15 luglio: stessa sorte per la Nortel a Chateaufort
Giovedì 16 luglio: infine, la Jlg di Tonneins.
Queste proteste "esplosive" hanno un obiettivo minimo: recuperare soldi da ristrutturazioni determinate dalla crisi. Sindacati in imbarazzo perchè spesso interni, attraverso loro delegati di fabbrica, queste forme di lotta, governo incerto tra cedimenti (il ministro dell'Industria, Christian Estrosi, ha accettato di recarsi alla Nortel per trattare) e irrigidimenti.
Milano - Italia | 01/04/2009
Si sa, la crisi è globale. Non c'è angolo del pianeta che non sia trascinato nel gorgo.
Si sa, la comunicazione è globale. Se in Francia si estende la pratica conflittuale del "sequestro" dei manager responsabili di fallimenti aziendali che vorrebbero scaricare sugli operai, beh...non è che queste notizie le si possa confinare.
E infatti le notizie girano. Fernando Ruzza, amministratore delegato della Omnia Network, società di call center con clienti di primo piano nelle telecomunicazioni, parte di un gruppo che ha sedi anche a Corsico e in tutta Italia con circa tremila e 300 dipendenti, è stato costretto a rimanere rinchiuso nel suo ufficio, in via Breda a Milano, per un'ora dai suoi dipendenti che dopo aver indetto un'assemblea spontanea si sono riuniti in assemblea in cortile. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stato un annuncio in bacheca che informava di un nuovo ritardo nel pagamento degli stipendi.
Parigi-Grenoble - Francia | 31/03/2009
Tocca ancora alle moltitudini francesi dare consigli contro la crisi. A Parigi un centinaio di operai colpiti dalla crisi economica e preoccupati dall'imminente taglio di 1.200 posti di lavoro, hanno preso d'assedio il taxi su cui Pinault, patron di PPR, leader del lusso, lasciava la sede del suo gruppo a Javel, il quartiere industriale sulla Senna al di là della Tour Eiffel. Per liberare l'imprenditore, dopo 55 minuti, è stato necessario l'intervento della polizia che ha sgomberato la zona dai manifestanti. Peggio è andata ad ad alcuni dirigenti della Caterpillar che da stamane sono tenuti sotto chiave dagli operai nella sede della multinazionale a Grenoble. Cosa chiedono i lavoratori? Una cosa molto semplice: di fronte alle scelte unilaterali dell'azienda, che affronta la crisi scaricandola sugli operai, questi ultimi dicono "libertà in cambio di trattativa". Insomma, la rabbia scatenata dalla crisi economica sfocia ancora una volta nella "caccia al manager".
Treviso - Italia | 28/03/2009
Oggi un gruppo di studenti e di precari ha deciso di autoassegnarsi 3
appartamenti di proprietà del comune di Treviso e dati in gestione
all’ATER.
La decisione di occupare nasce in primo luogo dal bisogno
che queste persone avevano di una casa, un luogo dove iniziare a
costruire il proprio futuro. Precari, studenti e anziani hanno enormi
difficoltà ad affrontare i prezzi del mercato. La crisi che ha
investito l’Italia e il mondo sta mietendo le sue vittime con centinaia
di persone in cassa integrazione o addirittura che hanno perso il loro
lavoro. In questa situazione pesa il fatto che da anni non vengono
stanziati fondi per gli alloggi di edilizia popolare, mentre il
Ministero delle Infrastrutture ha stanziato 16,6 miliardi per le
"Grandi opere". More info: www.globalproject.info
Roma - Italia | 26/03/2009
Oggi alle 12 centinaia di precari, studenti, migranti, senza casa hanno occupato la sede dell’Associazione bancaria italiana, tappa d avvicinamento alla manifestazione nazionale del 28 marzo contro il G8 di Roma. Due ore di blocco della mobilità e di assedio ai primi responsabili della crisi economica globale.
Una delegazione ha poi incontrato la direzione dell’Abi e ha strappato un tavolo di confronto per lunedì prossimo alle 17,30 che discuterà delle seguenti proposte presentate dai movimenti: moratoria dei mutui per la casa, blocco dei pignoramenti, utilizzo dei «fondi dormienti», istituzione di un «fondo sociale» in convenzione con la Regione Lazio come contributo alla legge sul reddito minimo garantito.
All’incontro parteciperà il resonsabile «mutui retail» dell’Abi dottor Messina. Successivamente saranno invitati il prefetto, il Comune di Roma e la Regione Lazio. More info: www.globalproject.info
Catalogna - Spagna
Enric Duran l’attivista politico che l’anno scorso ha rubato quasi 500.000 euro a 39 entità bancarie attraverso 68 operazioni di credito come atto di protesta contro la crisi, è riapparso sei mesi dopo la sua prima pubblicazione in una conferenza stampa convocata dal collettivo Crisis all’università di Barcellona.
Ha annunciato che parte del denaro rubato è stato investito nella pubblicazione di un nuovo periodico che avrà una tiratura di 350.000 copie, 130.000 in castigliano e 220.000 in catalano.
La rivista distribuita gratuitamente, si chiama PODEM! (possiamo) nella versione catalana e PODEMOS! nella versione castigliana. Dalle sue pagine Enric promuove un piano di azione “affinché il capitalismo esca dalle nostre vite“, con una data d’inizio: il 17 di Settembre di questo anno, data a partire dalla quale scommette che i cittadini ritireranno tutti i soldi dalle banche e non pagheranno più prestiti e ipoteche.
Ridurre la quota d’affitto o smettere di pagarlo, smettere di lavorare per imprese capitaliste e non pagare le bollette dei servizi, in più collettivizzare le risorse di base che il sistema non utilizza o quelle di cui abusa, sono queste le azioni descritte sulla pubblicazione. More info: www.globalproject.info
Pithiviers - Francia | 26/03/2009
Il manager della ditta farmaceutica americana 3M è stato confinato nel suo ufficio dal pomeriggio di martedì 24 alla notte di mercoledì 25 marzo dagli operai in sciopero contro un piano di ristrutturazione che prevede il licenziamento di 110 lavoratori su un totale di 235. I lavoratori, con quest'azione, hanno imposto a sindacati e dirigenti della 3M l'apertura di un tavolo di negoziati.
Neanche due settimane fa un caso analogo si era verificato nella
filiale Sony di Pontonx-sur-l'Ardour, a sud di Bordeaux.
L'amministratore delegato della Sony è stato ostaggio per una notte,
insieme al capo delle risorse umane, dopo l'annuncio dell'azienda del
taglio di 8mila posti di lavoro, equivalente all'8 per cento degli
impiegati Sony in tutte le sedi del mondo, e la chiusura della filiale
di Bordeaux dove lavorano 311 dipendenti. E La Republica (ma non solo) si preoccupa.
Edimburgo - Scozia | 24/03/2009
In Scozia, la scorsa notte la casa di Edimburgo di Sir Fred Goodwin, il discusso ex amministratore delegato del Royal Bank of Scotland da lui ridotta sull'orlo del lastrico, è stata attaccata da alcuni vandali che hanno sfondato i vetri delle finestre e distrutto un'automobile. L'attacco è stato rivendicato da un gruppo sinora sconosciuto, ma dal nome eloquente "Bank bosses are criminals".
Ciò che indigna e che porta ad azioni così forti, evidentemente, è il privilegio intoccabile di chi, avendo negli anni d'oro del neoliberismo accumulato ricchezze enormi preparando il terreno a questa crisi globale, oggi continua a godere di buone uscite miliardarie.
Londra - Inghilterra
Morsi dalla crisi, senza reddito e senza casa. Così hanno iniziato ad affrontare la crisi alcuni giovani di Londra: occupando due residenze lussuose, una a Mayfair, in Grosvenor Street, vicino alle ambasciate e ai brand della moda, l'altra in Park Lane (di proprietà di Gerald Cavendish Grosvenor, il sesto duca di
Westminster, il nobile più facoltoso di Londra e forse d'Inghilterra se
si esclude Sua Maestà).
Il gruppo di giovani che ha occupato a Mayfair, il collettivo Ma Da, oltre che per residenza, ha trasformato la supercasa in atelier artistico. Gli squatters di Park Lane, invece, beh... per ora si accontentano di gustarsi i magici tramonti su Hyde Park.
Ovviamente questo non è un testo di folklore: è un invito e un'indicazione di lavoro (quante case sfitte ci sono nella nostra città?).
[culmine] Bloccato un corteo anarchico a Santiago, fermati 14 compagni
fonte: Culmine
Il 20 novembre, all'interno della settimana internazionale di agitazione e di pressione solidale per i compagni sequestrati dallo Stato cileno, si è cercato di dar vita ad un corteo non autorizzato nel pieno centro di Santiago. I compagni sono stati subito fermati ed allora a gruppi sparsi hanno dato il via ad incidenti e scontri con le forze dell'ordine.
Qui riportiamo la prima notizia, da parte de La Tercera. Siamo in attesa di notizie da parte dei compagni, ricordando che in 14 sono stati fermati.
Intanto, questo è il link -di una televisione cilena- relativo agli scontri sotto il carcere Santiago 1 avvenuti il 18 novembre:
Quel che dice la stampa cilena - 20.11.09
14 giovani fermati è il saldo di questa giornata con una serie di incidenti provocati durante un corteo non autorizzato e convocato da giovani anarchici nel centro di Santiago.
Gli incidenti sono iniziati nel Paseo Ahumada, dopo che i manifestanti hanno dato il via ai primi disordini. La qualcosa ha spinto i Carabineros a disperderli. In quel momento, una ventina di giovani s'è diretta all'edificio di Tribunales, posto all'incrocio tra le calles Morandé e Compañía, ed ha lanciato della vernice rosa sui monumenti di Manuel Montt e Antonio Varas. L'attacco ha colpito anche due Carabineros, che vigilavano l'edificio. Gli anarchici hanno lanciato dei volantini nei quali chiedono libertà dei "prigionieri politici e mapuche" e menzionano un estratto dalle frasi scritte dall'anarchico Mauricio Morales: "dentro e fuori del carcere, sommossa ed evasione."
Il colonnello Miguel Castro, della prefettura metropolitana Central, ha detto che: "si sono verificati diversi disordini nel settore centrale di Santiago, organizzati da un gruppo contrario al sistema e che hanno avuto delle appendici nel settore di Ahumada, rapidamente dissolte dai Carabineros, con un totale di 7 fermi. In seguito un altro gruppo s'è diretto in un altro settore in cui ha provocato disordini e danni alla proprietà pubblica ed in cui sono state fermate altre 7 persone." Incidenti anche presso la sede del Senato a Santiago, dove sono state vergate delle scritte. I fermati saranno posti al vaglio del Centro de Justicia.
[freepalestine] ASSEDIO COSTANTE
Hebron
La sera del 3 novembre programmiamo il nostro viaggio a Hebron per il giorno successivo.
Nella notte ci svegliamo a causa dell'ennesima incursione dell'esercito israeliano nel campo e la mattina seguente, ancora assonnati, ci mettiamo in viaggio e attraversiamo senza troppi problemi i check point che per anni sono stati l'incubo quotidiano di moltissime persone.
Hebron rappresenta una delle realtà più critiche all'interno della west bank poiché, oltre ad essere circondata da insediamenti abitati dai coloni che si distinguono per essere tra i più violenti all'interno dei territori occupati, ha subito nella città vecchia una colonizzazione unica nel suo genere.
Dopo la strage avvenuta nel 1994, quando un colono ebreo apri il fuoco dentro una moschea uccidendo decine di palestinesi raccolti in preghiera, la città rimase sotto coprifuoco per diversi mesi, quando questo cessò e le persone poterono riuscire di casa, il territorio urbano aveva subito una drammatica trasformazione.
Hebron è stata divisa in diversi settori , molte strade sono state sia recintate che murate, moltissime abitazioni lasciate vuote dalle persone in fuga vennero occupate dai coloni e molti edifici vengono tutt'ora espropriati ai palestinesi.
Per avere un'idea del grado di militarizzazione presente, basta pensare che ci sono circa 60 check point attivi con i quali i militari controllano interamente Hebron e che l'interno della città vecchia è abitato da circa mille coloni che godono della protezione di circa 5000 soldati appostati anche sui tetti delle case.
Prima di addentrarci tra i vicoli del mercato visitiamo la sede dell'Hebron Rehabilitation Centre, un'organizzazione che si occupa del recupero deglle case palestinesi rese inabitabili dal 1994. ( http://www.hebronrc.org/english/Ocity/political.aspx )
Camminando nel mercato è ben evidente che la maggior parte delle attività commerciali sono chiuse e che i vicoli, che per secoli hanno brulicato di vita, sono deserti a causa delle continue aggressioni dei coloni e dei coprifuochi imposti dai militari per spalleggiare le continue violenze.
Le strade, quasi deserte, sono sovrastate da reti metalliche che i palestinesi hanno montato per proteggersi dal continuo lancio di pietre e rifiuti da parte dei coloni che hanno espropriato i piani superiori degli edifici del mercato.
È difficile esprimere in poche righe il senso di angoscia che si respira camminando per Hebron. La carovana di sport sotto l'assedio ha già percorso questi vicoli negli ultimi anni ( http://www.sportsottoassedio.it/index.php?option=com_content&task=view&id=164&Itemid=87 ) e come in aprile decidiamo di passare a trovare una famiglia che si trova a vivere una delle situazioni più drammatiche in un contesto già di per sé molto difficile.
Grazie a "Shooting back", progetto di documentazione dell'associazione B'Tselem, questa famiglia ha ora la possibilità di testimoniare concretamente le violenze che i coloni commettono indisturbati. ( http://www.btselem.org/English/Video/CDP_Hebron.asp )
Dopo l'accoglienza calorosa, ci raccontano gli ultimi episodi di violenza: una decina di giorni prima del nostro arrivo, con l'aiuto di alcuni internazionali, la famiglia aveva cercato di costruire un muretto per delimitare la propria terra.
Proprio su questa terra, i coloni che abitano nell'insediamento a poche decine di metri hanno deciso di montare un tendone da utilizzare come sinagoga per la preghiera. Il tentativo di rivendicare il diritto ad utilizzare la propria terra si è concluso con un'aggressione violenta da parte dei coloni e dei militari che ha portato all'arresto e al ferimento di diversi palestinesi ed internazionali.
Tornando verso Deheishe non possiamo far altro che confermare quanto sia fondamentale raccontare e diffondere in ogni modo possibile la violenza che questa gente subisce quotidianamente.
Grida la tua rabbia!
Il silenzio è complicità!
[collettivoanarchico] Alcoa/ Alta tensione a Portovesme "sequestrata" la fabbrica
da: http://www.apcom.net/newscronaca/20091120_214800_3d845f8_76746.html
21:48 - CRONACA- 20 NOV 2009video di reivendicazione da cui è tratta l'immagine:
http://www.youtube.com/watch?v=_ZVFEjNHqjQ&feature=player_embedded
Rivendicazione video: presi i manager, ma Cgil frena:sono con noi
Milano, 20 nov. (Apcom) - Una giornata di alta
tensione alla Alcoa di Portovesme, in provincia di Carbonia Iglesias,
dopo che la multinazionale dell'alluminio ha deciso di sospendere la
produzione nei due stabilimenti italiani, quello in Sardegna e quello
di Fusina in Veneto. L'azienda di Pittsburgh ha reagito così alla
decisione della Commissione europea che ha chiesto di restituire gli
aiuti ricevuti sul prezzo dell'elettricità. La notizia, ha fatto sapere
la Cgil Sarda, è arrivata improvvisa e inattesa e, come ha spiegato il
segretario regionale Enzo Costa, "Con una notizia come quella la
fabbrica si ferma".
Gli operai si sono subito riuniti in assemblea e la tensione è salita
al massimo quando i lavoratori hanno deciso di "sequestrare" lo
stabilimento e quindi è stato diffuso un video nel quale due uomini con
il volto coperto hanno rivendicato l'azione. "Abbiamo sequestrato lo
stabilimento con tutti i dirigenti dentro - hanno detto - la
dichiarazione dell'Alcoa che chiude gli stabilimenti non può essere
messa in atto. Togliamo il sequestro solamente dopo che l'Alcoa toglie
la dichiarazione". Con il passare delle ore la situazione è andata
tranquillizandosi e la Cgil ha ribadito che "non c'è nessun sequestro,
i dirigenti sono rimasti di loro iniziativa, è una decisione che
riguarda tutti e che ha sorpreso tutti. Domani mattina alle 9 - ha
spiegato Costa - ci sarà un'assemblea aperta a tutte le associazioni
del territorio e ci sarà un'analisi della situazione meno a caldo. La
decisione di chiudere lo stabilimento sindacalmente è da respingere".
Il problema, oltre che i lavoratori della Alcoa, riguarda l'intera
regione sarda del Sulcis dove, hanno sottolineato dalla Cisl, la
situazione "è disperata". "A Portovesme - ha spiegato il sindacalista
Rino Barca - lavorano circa 1000 unità, circa 2mila con l'indotto,
senza considerare la situazione di un territorio marcato dalla
disoccupazione, per noi l'Alcoa è come la Fiat a Torino. Le fabbriche
avevano dato un impulso a questo territorio dopo la chiusura delle
miniere. Che la fabbrica chiuda è un disastro".
Anche il presidente della Regione Sardegna, Ugo Cappellacci, è
intervenuto sulla vicenda: "Questo è il momento della fermezza, ma
anche del massimo senso di responsabilità da parte di tutti. Fare ora
qualcosa di diverso potrebbe mettere a rischio qualche migliaio di
posti di lavoro". Per il governatore "l'unico obiettivo che tutti
perseguiamo è la piena operatività dell'impianto e il mantenimento dei
livelli occupazionali, precondizione per un rilancio dell'intero polo
dell'alluminio". In attesa degli sviluppi, a partire dall'assemblea di
domani, la Alcoa avrebbe deciso di non fare nulla per 15 giorni. Ma la
mobilitazione dei lavoratori non si ferma.
[annalist] Micro // 20.11.09
Ich probiere mal ein neues Feature aus. Ich habe im Lauf der letzten Monate deutlich mehr interessante Dinge gefunden, die ins Themenspektrum von annalist passen, als hier aufgetaucht sind. Vieles davon twittere ich. D.h. es taucht kurz im wilden Rauschen der Twitterwelt auf und verschwindet im Nichts.
Ich werde einige dieser kommentierten Links ab jetzt hier verewigen und wüsste bei Gelegenheit gern, wie's ankommt.
Wer's gern zeitnaher hätte:
- annnalist - Twitter deutsch (3n!) - RSS
- Anne_Roth - Twitter englisch - RSS
- annalist - Identi.ca deutsch - RSS
Und hier die erste Runde:
Aspekte stellt http://whichwayhome.net/ vor - ein Film über Kinder allein unterwegs von Mexiko in die USA, ihre Eltern suchen. Krass.
Sieht scheußlich aus (ehrlich!): die neue Website, die Informationen zu Gentrifizierung in Hamburg bündelt http://aggrohh.nadir.org
Was heißt eigentlich offen? -> http://opendefinition.org/1... = Defining the Open in Open Data, Open Content and Open Information
Auswirkungen von Web 2.0 auf eur. Wirtschaft u. Gesellschaft - Neue Studie des EU Joint Research Centre http://bit.ly/GzTD0
RT @radiocorax: Freie Radios in Chemnitz, Dresden, Leipzig brauchen dringend Unterstützung! Infos & ePetitionen hier: http://bit.ly/1qU4fK
Jawoll. "der Soziologe Andrej Holm, Popstar des Gentrification-Diskurses". Schreibt Bandschublade http://bit.ly/3PeIs7
http://download.fritz.de/bluemoon/bm_091117.mp3 - Der Podcast vom Gentrifizierungs-Blue Moon am Dienstag bei Radio Fritz
Der erste annalist-Artikel, die Erklärung des Wortes annalist, wurde 16226 mal aufgerufen. Whow. http://bit.ly/2Y0qTm
RT @adrianlang: http://de.indymedia.org/2009/11/265860 Handgelenk angebrochen, ED-Behandlung wegen Parolen schreiben mit Kreide, wow.
Angst vor Terror führt zu Ablehnung von Moslems, MigrantInnen und - Überraschung - Lesben und Schwulen. Neue Studie http://bit.ly/2w2tRX
:)) Botanicalls Twitter DIY http://bit.ly/xMeMw
Eleganter wäre ja, wenn das zu automatisieren wäre. So in etwa wie die Facebook-Application 'Selective Twitter Status'. Alles, was #fb im Tweet hat, erscheint auch bei Facebook. Sowas hätte ich gern als Plug-In für Lifetype, die Blog-Software von noblogs.org. Sollte das je jemand schreiben, will ich es unbedingt wissen!
[dolomititoxictour] BL: SEQUESTRO DELLA BOMBA ALL'AMIANTO, NEL SILENZIO GENERALE DI DESTRI E SINISTRI, COME SE NIENTE FOSSE STATO FATTO E DETTO IN QUESTI ANNI...
Amianto, sequestrata l’area ex Bardin
Il gazzettino, Ven 20 Novembre 2009,
Blitz
della Forestale con sequestro dell’ex area Bardin di Borgo Piave,
quella che qualcuno ha definito una sorta d "bomba chimica" alle porte
della città. La notizia è diffusa ieri a Belluno, ma l’intervento,
disposto dalla Procura, è stato effettuato già lunedì scorso.
Ad eseguire l’ordine del magistrato ha provveduto il nucleo di pg della
Forestale che opera in Procura, mentre dal Comando provinciale ci si
limita a confermare che l’operazione è in relazione alla presenza di
amianto nell’ex Bardin, insediamento, che da tempo è divenuto una sorta
di area simbolica dell’inquinamento.
Il grande impianto
industriale, che si trova poco distante da insediamenti commerciali e
all’ufficio immigrazione della Questura, è dismesso da parecchi anni.
Si compone strutturalmente di cinque capannoni di considerevoli
dimensioni con tetti in amianto, materiale altamente cancerogeno.
Per la città è un problema noto. Le stime riguardanti l’area parlano di
coperture in eternit per centinaia di metri quadri che stanno a poca
distanza dal centro abitato.
A muoversi, cinque anni or sono,
erano stati alcuni attivisti che avevano occupato l’area a titolo
dimostrativo per reclamare spazi sociali. Furono loro, in
quell’occasione, a denunciare massiccia presenze di amianto in
situazione di sbriciolamento sui tetti. Dal che si determinerebbe, per
conseguenza, un effetto dispersione di polveri e di quantità di olio
esausto nelle vicinanze del torrente Ardo, che scorre nelle vicinanze.
Un paio d’anni dopo l’Arpav aveva aveva sostenuto la necessità della
bonifica totale dell’area. Ma le successive amministrazioni - da quella
di De Col a all’attuale - non hanno posto concretamente mano al
problema.
A quanto si sa è stata proprio l’Arpav recentemente
a compiere un sopralluogo. Di seguito è arrivato il provvedimento
disposto dalla Procura. Non è escluso che ad indurre il magistrato ad
agire con un sequestro cautelativo, sia stato proprio l’esito di
qualche significativa rilevazione.
[volturno] Riprendiamoci la notte!
Stanotte a Roma una delle transessuali legate al caso Marrazzo è stata trovata morta, il cadavere bruciato.
Brenda era una delle tante sex workers che giorno e notte lavorano nell'illegalità, sfruttate ed umiliate, da un sistema omofobo, transfobico e repressivo.
Ogni giorno donne, lesbiche, omosessuali, transessuali, migranti vivono un'esistenza di marginalità e precarietà, nelle strade invase da ronde e picchiatori, diventano visibili solo quando salgono alla ribalta dei fatti di cronaca nera, picchiate, violentate, uccise.
Oggi 20 novembre, nella giornata mondiale in ricordo delle vittime di transfobia, un'ennesimo nome va aggiunto a questa lista: chiediamo che sia fatta luce su questa morte legata a doppio filo alla politica del potere, dei favori, delle mazzette.
Domani saremo in piazza: donne, lesbiche, migranti, transessuali in un corteo notturno per le strade di Roma, per riprenderci la notte, le strade della nostra città, per affermare l'autodeterminazione dei nostri corpi.
Verità e Giustizia per Brenda. Appuntamento il 21 novembre 2009 in piazza Vittorio alle 18,30
Dopo anni di politiche sempre più restrittive per la libertà di tutti ma soprattutto di tutte, abbiamo pensato di dover ribadire cosa vuol dire sicurezza per noi. Nell´immaginario comune, la notte è sempre stata associata all'insicurezza, alla violenza, alla paura e col tempo noi stesse abbiamo imparato a introiettare l´idea del pericolo del mondo esterno.
Con i "loro" mezzi di
comunicazione assordanti vogliono inculcarci l´idea del terrore della
vita che troviamo fuori dalla casa (italiana), sinonimo di protezione e
sicurezza. Non
ci rinchiuderanno nella prigione delle mura domestiche per far godere
l´uomo padr(on)e e marito, attraverso il controllo sul corpo e sulla
libertà delle donne. Non presteremo i nostri corpi per giustificare le politiche sicuritarie e razziste di questo paese ormai alla frutta.
Siamo pronte a uscire nelle strade a ridosso del 25 novembre,
giornata mondiale contro la violenza sulle donne, per ribadire che la
sicurezza non è data da piu’ telecamere né dall’emarginazione,
detenzione ed espulsione degli immigrati e delle immigrate, ma dalla
nostra libertà e autodeterminazione dentro e fuori casa.
Vogliamo vivere le nostre strade
anche di notte e vogliamo che sia questo a farci sentire sicure.
Vogliamo non sentirci mai da sole. Vogliamo
dire questo da donne alle donne, alle lesbiche, alle trans, ai gay
perché non è sicurezza una città militarizzata, non è sicurezza una
città fatta di ronde e lame, perché la nostra arma è la solidarietà.
Questa crisi tanto temuta e così
poco ammessa viene sfruttata per restringere le libertà acquisite in
anni di lotte: i respingimenti in mare dei migranti, come quelli delle
donne nelle case, la negazione del diritto al dissenso, la distruzione
della scuola pubblica, la svalutazione delle donne su tutti i fronti,
specie in campo lavorativo. Infatti precarietà o pratica delle
dimissioni in bianco restano problemi per lo piu’ femminili, impedendo
alle donne, che vogliano sfuggire a situazioni di violenza in famiglia,
di farlo. Nessuno si
chiede perché i famosi assenteisti di Brunetta fossero in maggioranza
donne, dato che su di loro ricade tutto il peso di un welfare sempre
meno efficiente.
Tutto questo accade mentre la
Chiesa continua a proporre un modello familiare in cui la donna
conservi il ruolo di incubatrice e balia, mentre la società diventa
sempre più fascista, ribadendo, tra gli altri, il vecchio schema della
donna o santa o puttana. Così la violenza è palese solo quando a
compierla è il tossico, l'immigrato o il rom e si arriva a giustificare
l´ubriachezza dei "bravi ragazzi", che agiscono per soddisfare bisogni
dovuti, mentre lo stesso comportamento rende la donna un´incosciente
che "se l´è cercata".
Ma in tutti questi casi non si
indaga la violenza alle radici, la giustificazione è sempre la
devianza, mentre noi sappiamo bene che la violenza è diffusa e
propagandata dai media e dalla cultura. Si sistematizza una violenza
più subdola, in un paese in cui escort e prostitute sono messe
alla berlina, umiliando e denigrando la donna attraverso comportamenti
di certi personaggi politici che vengono imposti come modello vincente.
*E tra l´affanno dei giornali e dei politici preoccupati, anche noi vogliamo dire la nostra.*
*Invitiamo donne, puttane, comunità glbtq, migranti e rom, gruppi e collettivi femministi e tutti coloro che vogliono riprendersi la notte a partecipare alla manifestazione del 21 novembre.*
Al termine del corteo in piazzale del Verano, è previsto un momento musicale, che vedrà la partecipazione di:
Bianca Giovannini (Banda Jorona)
Honeybird&the birdies
Giulia Anania
Eli Natali
Siateci!
[werner] Siamo famosi!
da internazionale.it
Caccia agli immigrati irregolari in vista del Natale.
Il comune di Coccaglio, in provincia di Brescia, vuole
festeggiare un "White Christmas". È questo il nome di
un'operazione di polizia contro i clandestini promossa
dalla Lega nord e lanciata in occasione del Natale. Fino al
25 dicembre la polizia busserà alle porte di circa 400 case
dove vivono cittadini extracomunitari per controllare che
abbiano i documenti in regola. Il consigliere comunale
della Lega nord Claudio Abiendi ha dichiarato: "Il Natale
non è la festa dell'ospitalità, ma dell'identità e della
tradizione cristiana". Secondo l'ex sindaco di Coccaglio,
Luigi Lotto (centrosinistra), l'operazione serve solo a far
leva sulle paure dei cittadini.
The Independent, Gran Bretagna
http://www.independent.co.uk/news/world/europe/italys-northern-league-in-white-christmas-immigrant-purge-1823231.html
[alt-aut] Ci provate sempre.. Ma la riottosa resiste!!
La riottosa continua a stare in allarme. Hanno tentato lo sgombero il 13 luglio, hanno iniziato una campagna stampa diffamatoria, stasera hanno staccato la luce allo squat. Eppure le compagne e i compagni non mollano, e sempre più decis* continuano a salire sui tetti per difendere e tenersi la casa.
Pare che il vicino, il nostro simpatico sergio, abbia chiamato i tecnici dell'enel i quali sono stati scacciati dalle e dagli occupanti, ma il loro fortissimo senso del dovere civico li ha fatto chiamare i carabinieri per continuare il loro lavoro, i quali, sempre prontissimi e arditi, hanno contribuito all'ennesimo scempio, nonostante la macedonia che è stata loro offerta, magari un po' marcia, magari non proprio su un vassoio d'argento....
Non saranno questi piccoli mezzucci a farli intimidire, la riottosa resiste!
[diversamentestrutturati] Assemblea di Roma - Intervista a Luciano Gallino (Da Il Manifesto)
Intervista a Luciano Gallino, da Il Manifesto (20 novembre 2009 - vai al sito CGIL, che riporta l'intervista)
"Per l'Università ci vuole Welfare" - di Roberto CiccarelliL'università non è riformabile senza tutele sociali per il lavoro precario e un welfare basato sulla continuità di reddito dei singoli. È questa la chiave non corporativa, ma politica, scelta dalla rete dei ricercatori precari romani e dalla Federazione dei lavoratori della conoscenza (Flc) della Cgil per convocare l'assemblea nazionale dell'Onda di oggi pomeriggio alla Sapienza contro il disegno di legge Gelmini sull'università. Una novità che non è sfuggita a Luciano Gallino, sociologo del lavoro tra i più ascoltati in Italia: «Mi pare che sia il segnale di un'accresciuta percezione della situazione che si va determinando nel mondo del lavoro. Moltissimi contratti precari in scadenza non saranno rinnovati, ci sarà un aumento notevole della disoccupazione di lunga durata. Dinanzi a questo, si sta facendo avanti l'idea che occorre un'innovazione radicale dei cosiddetti ammortizzatori sociali, che io chiamerei in maniera più precisa di sostegno al reddito».
L'appello sottoscritto dall'Onda e dalla Flc dimostra che questa sensibilità si sta affermando anche nella Cgil?
Mi pare che la Cgil si sia fatta sentire anche più di altre confederazioni sul tema del lavoro precario, indicando i limiti e i problemi. Il passo che andrebbe fatto, e forse queste prime manifestazioni vanno in questa direzione, è che bisognerebbe sfoltire radicalmente il numero dei contratti precari. Il conto è difficile da fare, ma dovremmo essere tra 40 e 45. Un certo numero di contratti non a tempo indeterminato può essere utile al lavoratore quanto all'impresa. Ma, in generale, questi contratti in deroga dovrebbero essere quattro o cinque.
Quali sono le difficoltà che ha il sindacato con il lavoro precario?
Il numero dei contratti, come le dicevo. E poi c'è una doppia complicazione: in molte aziende lavorano aziende esterne e molto lavoro interno viene affidato all'esterno. In questo contesto è molto complicato rappresentare gli interessi dei lavoratori giovani, adulti e anziani in tutti i settori produttivi. Il sindacato è nato oltre 150 anni fa forte di una triplice unità: l'unità di tetto degli operai in uno stesso luogo, l'unità di padrone e l'unità di condizione di lavoro. La sua forza era di rappresentare questa unità. Dato che oggi questi tre pezzi sono andati in frantumi, bisogna cercare di tornare verso qualche tipo di unità, sebbene quella di un tempo non possa più essere recuperata.
Quanto al lavoro nell'università e nella ricerca?
Ogni valutazione sul lavoro in questi campi deve partire dal fatto che in tutto il mondo diminuiscono i fondi pubblici per la ricerca. È il privato, di norma, a finanziarla. In qualche caso ciò avviene senza imporre fini alla ricerca. In moltissimi altri casi la ricerca finanziata serve a uno specifico tornaconto economico. Il che vuol dire strozzare gran parte della ricerca di base che ha degli orizzonti di tre, cinque, dieci anni. La ricerca che deve fare profitti ha un orizzonte di uno o due anni. È questa la linea sulla quale fare resistenza.
Quali dovrebbero essere i rapporti tra università e impresa?
Non bisogna essere manichei ed escludere ogni rapporto tra questi soggetti. Nel caso dei politecnici, il rapporto è vitale anche nella formazione degli studenti. Se un ragazzo spende cinque anni per diventare ingegnere senza contatti con le industrie, nel momento in cui va a lavorare scopre di essere in ritardo di cinque anni. Il discorso però è diverso. Bisogna che l'università ponga dei limiti all'impresa e sappia contrattare. Purtroppo i politici che se ne occupano ritengono che impresa è bello, che i soldi non hanno odore, che è lecito fare ricerca seguendo i dettami delle imprese. Se una volta si parlava di «complesso militare-industriale», la realtà oggi è diversa. C'è il «complesso accademico-industriale» creato dall'enorme attrazione che le multinazionali hanno sui dipartimenti, soprattutto nel mondo anglosassone.
Non ha l'impressione che negli ultimi 20 anni il tanto evocato rapporto con i privati abbia prodotto in Italia pochi risultati?
Credo che sia un'impressione corretta. C'è una questione a monte: per fare ricerca bisogna avere obiettivi precisi di ordine generale. La politica industriale in Italia non esiste più da quarant'anni. La ricerca, anche quando la si fa, ha un basso contenuto tecnologico o scientifico. Le domande italiane per i brevetti, spesso interessanti, hanno un contenuto tecnologico modesto perché non c'è alcun governo, ministro o ente che sappia dire se aiutare la ricerca in questa o in un'altra direzione. Se politica industriale significa scegliere dove investire, allora in Italia non c'è mai stata. Siamo ultimi tra i paesi Ocse nella somma degli investimenti pubblici nella ricerca con l'1,1% del Pil. Ci sono eccezioni importanti, non si può negarlo, ma in generale gli investimenti sono maldiretti e sotto il potenziale che il paese potrebbe esprimere.
Da quanto ha potuto capire dal ddl Gelmini, esiste l'intenzione di correggere questa tendenza?
È molto difficile capirlo, anche perché si dovrebbe fare un'analisi approfondita degli effetti applicativi del disegno di legge, quando ci saranno. Mi sembra che si resti su linee assai generali e si rinnovino gli inviti a una maggiore collaborazione con l'industria. Questo potrebbe significare un asservimento della ricerca all'industria, come anche l'opposto. Non è chiaro, dunque, in quale direzione il governo voglia andare.
Lei propone il reddito di base come soluzione per un'economia che dopo la crisi crescerà poco e non produrrà occupazione. Quale ruolo avrebbe in una situazione di generale dequalificazione della formazione come quella italiana?
Una delle posizioni etico-politiche del reddito di base è rendere gli individui maggiormente liberi dinanzi alle scelte lavorative e, si può presumere, anche alle scelte nel percorso universitario e post-universitario. Se una persona è a reddito zero, cioè se non ha mai avuto un lavoro normalmente retribuito o è un giovane in cerca di una prima occupazione, accetterà qualunque tipo di lavoro. Se, invece, avesse un reddito di base, il cui scopo è tenere le persone al di sopra della soglia di povertà, sarebbe più libero di compiere le sue scelte. Non cercherebbe a tutti i costi uno sbocco lavorativo redditizio. È un po' tutto da sperimentare, ma ritengo che questo carattere del reddito di base, cioè la costruzione di maggiori spazi di libertà fuori dall'assillo del bilancio quotidiano, potrebbe avere effetti positivi anche sulla ricerca e sui percorsi universitari in genere.
Come risponde alle obiezioni sul suo finanziamento?
Chi è pregiudizialmente ostile al reddito di base troverà infinite ragioni per opporsi. Vi sono molti pro e molti contro. Per ragionare in concreto, il reddito dovrebbe assorbire tutte le spese che vengono erogate sotto la forma di ammortizzatori sociali e assimilati. Se si mette insieme il costo della cassa integrazione ordinaria, cassa straordinaria, cassa integrazione in deroga, liste di mobilità, prepensionamenti, assistenza ai pensionati sotto la soglia di povertà e altre forme di assistenza, sono miliardi di euro. In altre parole, bisogna pensare ad una generale trasformazione delle politiche sociali.
In questa nuova cornice, come dovrebbe funzionare?
I calcoli che si fanno stabiliscono che per stare al di sopra di una soglia della povertà una famiglia avrebbe bisogno di 1.500 euro o giù di lì, 5 o 600 euro per due familiari, la metà per uno o due figli. Ci sarebbe comunque un margine non coperto, però la trasformazione degli ammortizzatori sociali come - per fare un gioco di parole - base per il reddito di base potrebbe far fare un grande passo in avanti. Il reddito di base non è condizionato dal fatto di avere avuto un lavoro. La cosa paradossale oggi è che per avere un sussidio di disoccupazione bisogna avere versato almeno 52 settimane di contributi.
L'assemblea dell'Onda affronterà, tra l'altro, il problema dei 50 mila precari che lavorano nell'università. È presumibile che nessun governo e nessuna legge di riforma riescano a disporre l'assunzione di tutte queste persone. Il reddito di base potrebbe tornare utile anche per questa situazione specifica?
Entriamo su un terreno un po' complicato. Queste sono persone che non hanno la minima certezza sul proprio futuro dentro l'università e fuori. E tuttavia gli assegnisti, i contrattisti, i ricercatori precari costano, ricevono un reddito. Il reddito di base implica la riconversione di questi fondi e dà una serie di garanzie alle persone quando il concorso non c'è, si fa dopo dieci anni o quando, per qualche motivo organizzativo, ci si priva di certe figure. Non sarebbe tanto un trasferimento di costi, anche se costi addizionali ci sarebbero comunque. Il reddito di base sarebbe un cambiamento di prospettiva nella vita delle persone.
[takebackthenight] Verità e giustizia per Brenda
[controinfo-mo] nuovo spazio occupato GUERNICA
Vi aspettiamo tutti per portare solidarietà e sostegno a questo progetto !!
OCCUPIAMO SPAZI PER LIBERARE LA CITTA'!!
INDICAZIONI PER RAGGIUNGERCI:
Dalla stazione dei Treni
Uscire dalla stazione dei treni in direzione della rotonda del Principe (Piazzale Natale Bruni). Dalla rotonda prendere il cavalcavia (Viale Guido Mazzoni) e proseguire dritto fino all'altra rotonda (strada Attiraglio). Alla rotonda tenere la sinistra su Via Canaletto sud (terza uscita delle rotonda) e proseguire sempre dritto. Superata la piccola rotonda dopo il passaggio a livello, al bivio tenere la destra su Via Canaletto sud. La quinta strada sulla sinistra (subito dopo il ristorante Al Canarino che si trova sulla destra) è Strada Sant'Anna.
Dalla Tangenziale
Sia venendo da Bologna che da Reggio Emilia si deve prendere l'uscita 10 della tangenziale (Sacca, Centro, Stadio). Al semaforo si deve girare a sinistra in Via Staffette Partigiane poi prendere la prima a sinistra (Via Giuliano Cassiani). La prima a destra è strada Sant'Anna.
[anarchicipistoiesi] PISTOIA, SABATO 21 PRESIDIO SOTTO AL CARCERE
SABATO 21 OTTOBRE, DALLE ORE 15
PRESIDIO SOTTO AL CARCERE DI PISTOIA
IN SOLIDARIETA' AD ALESSANDRO!
[ASSOCIAZIONE AUT-AUT] Presidio antirazzista contesta Gasparri. La polizia carica.
Pisa_Circa 200 persone in Logge di Banchi hanno gridato contro la presenza di Gasparri, in occasione del convegno "Immigrazione: accoglienza, integrazione, sicurezza". La Pisa antirazzista e la popolazione migrante colpita duramente dai recenti provvedimenti locali e nazionali era ben presente.
Le parole chiave andavano dall'opposizione al Pacchetto Sicurezza ai tagli alla spesa sociale, per una reale politica di accoglienza e integrazione. E' intervenuta l'Associazione Rom e Sinti Insieme, diversi ragazzi senegalesi e molte altre voci.
Verso le 17.30 il presidio si è spostato all'ingresso del Comune sul lungarno, chiedendo di entrare a fare un intervento. La Polizia si è schierata impedendo l'ingresso. Alle 18.30 i manifestanti hanno deciso di spostarsi dal lato opposto del Comune, all'ingresso su Via S.Martino. Lì è avvenuta una carica della Polizia, che ha aggredito i manifestanti alle spalle ed ha causato alcuni feriti.
Alle 19 la macchina grigia e scintillante con dentro comodamente seduto Gasparri è passata in Via S.Martino.
Zeliha P.
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SABATO 21 NOVEMBRE
PIAZZA VITTORIO / ROMA
DALLE 18.30
Siamo pronte a uscire nelle strade a ridosso del 25 novembre, giornata mondiale contro la violenza sulle donne, per ribadire che la sicurezza non è data da piu’ telecamere né dall’emarginazione, detenzione ed espulsione degli immigrati e delle immigrate, ma dalla nostra libertà e autodeterminazione dentro e fuori casa.Vogliamo vivere le nostre strade anche di notte e vogliamo che sia questo a farci sentire sicure. Vogliamo non sentirci mai da sole. Vogliamo dire questo da donne alle donne, alle lesbiche, alle trans, ai gay perché non è sicurezza una città militarizzata, non è sicurezza una città fatta di ronde e lame, perché la nostra arma è la solidarietà.
INVITIAMO TUTT* COLORO CHE VOGLIONO RIPRENDERSI LA NOTTE A PARTECIPARE NUMEROS*
PER INFO:
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