E’ più o meno da novembre scorso che in città gli operatori sociali manifestano in varie forme per urlare un disagio che va ben oltre la loro – assolutamente sacrosanta, leggittima, condivisibile e sostenibile – protesta per mancati pagamenti e contratti sospesi oramai da mesi, senza prospettive. Li vediamo affacciarsi dai balconi dei musei durante le compere natalizie, dai merli del Maschio Angioino a testimoniare con la loro presenza e con i vari presidi indetti in questi mesi un disagio ed una condizione che riguarda tutti noi.
Un disagio che si fa più acuto in questi giorni, che la vertenza che riguardava l’erogazione degli stipendi mai ricevuti dagli operatori sociali non sembra avere alcun esito positivo. La scadenza del 31 gennaio, data in cui le istituzioni coinvolte avrebbero dovuto chiarire come estinguere il debito contatto con le cooperative sociali ed i loro lavoratori, è infatti passata senza risposte concrete.
La vicenda di fondi mai sbloccati, nel rimpallarsi di responsabilità tra Comune e Regione, di tavoli mai andati troppo a buon fine, è un segnale grave che riguarda le sorti di uno stato sociale che dalle nostre parti è in via di smantellamento grave e irreversibile. Il lavoro nell’ombra dei circa 50 operatori sociali in protesta riguarda tutte le realtà in cui sono coinvolti minori, sofferenti psichici, migranti e regge di fatto il welfare cittadino. Un welfare non più garantito come politica sociale, ma piuttosto trasformato in assistenza sociale, da appaltare a chi conviene, dietro la giustificazione dei tagli ai soldi pubblici e del patto di stabilità, in nome del quale ogni ipotesi di programmazione diventa irrealizzabile. E’ in atto infatti la messa in pratica di una logica che conduce verso il definitivo smantellamento del welfare campano, di per se’ già ridotto, mediante la chiusura di quei servizi dedicati alle fasce di popolazione in disagio (tossicodipendenti, disabili, minori, famiglie in difficoltà ), per favorire una dispersione delle risorse verso non ben precisati finanziamenti. E’ una questione che riguarda non solo chi di noi – seppur tra le mille contraddizioni e difficoltà – poteva usufruire di forme di sostegno e di pratiche inclusive, garantite da politiche sociali dedicate. Quella degli operatori sociali è anche la nostra battaglia. Non può essere altrimenti.
12 febbraio 2011 Dopo l’occupazione del Maschio Angioino, gli operatori sociali tornano in piazza
**Aggiornamenti anche sul blog del collettivo degli operatori sociali**
Occupazioni sociali: una sintesi video dei primi mesi del 2011 in lotta







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