Disoccupazione alle stelle, aumento dei prezzi dei generi alimentari di prima necessità. La rabbia di un popolo che risponde alla crisi globale attaccando i simboli delle istituzioni “democratiche”. Un regime, quello di Ben Alì, appoggiato dalla comunità internazionale, che non è in grado di far fronte alle necessità primarie della gente. A chi chiede pane, lavoro ed una vita degna d’essere vissuta si dà in cambio repressione e violazione dei diritti più banali. Le opposizioni parlano di una cinquantina di morti, risultato del fuoco della polizia sui manifestanti. Carcere preventivo a chi osa criticare il governo. Il diritto al dissenso, negato, ma questa non è una novità, in Tunisia. Arrestato un rapper: El General, critico nei confronti del regime. Vengono chiuse le scuole e le università. A manifestare sono in maggioranza giovani, stanchi di un presente di sfruttamento e di un futuro ancor più grigio. La scintilla è stata la morte di un venditore ambulante di 26 anni, a cui era stata sequestrata la merce dalla polizia, con un gesto, quello di darsi fuoco, che spiega la disperazione e motiva la rabbia di un popolo stanco e oppresso dal regime di Ben Alì che dura da più di vent’anni.
6 Gennaio: Iniziativa di solidarietà
12 Gennaio: Presidio di solidarietà col popolo tunisino – Vedi le foto e leggi il comunicato.
14 Gennaio: azione di solidarietà a Fuorigrotta
15 Gennaio: appuntamento alle ore 10 a Piazza Garibaldi (mcdonald stazione) per poi muoversi sotto il consolato tunisino al Centro Direzionale Isola F10 – Vedi le foto






