Dal denaro-catena al denaro credito, fino alla sua soppressione!

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(da La Voce, nr 33, anno XI novembre 2009)

Un lettore [...] ci ha scritto:

“… Le proposte di dare lavoro a tutti si scontrano non solo contro chi delocalizza rapinando le risorse del nostro paese, ma anche contro realtà inoppugnabili in una società di mercato. Il lavoro non si crea con una bacchetta magica e spendere col debito pubblico, per mettere sulle spalle delle nuove generazioni un peso insopportabile non è opera di vera giustizia e di vera solidarietà. ….”

Nel suo messaggio il nostro lettore dice una cosa molto giusta: “Le proposte di dare lavoro a tutti si scontrano … con realtà inoppugnabili in una società di mercato”.

È per questo che bisogna abolire la società di mercato e togliere le aziende ai capitalisti, a quelli che delocalizzano e a quelli che producono per fare soldi, cioè a tutti i capitalisti.

La società di mercato è nata nel corso della storia: l’hanno creata gli uomini. Non è eterna: ha avuto un inizio e avrà anche una fine. Per secoli il mercato, la produzione mercantile, è stato una forma di produzione utile allo sviluppo della civiltà umana, in confronto allo schiavismo, alla servitù della gleba, alla economia patriarcale. Per questo si è imposta in tutto il mondo. Per sua natura essa implicava lavoratori autonomi, liberi da rapporti di dipendenza personale dallo schiavista, dal prete, dal feudatario o dalla famiglia. Comportava la libertà del lavoratore di decidere cosa produrre. Stava a lui tener conto, con la sua intelligenza, le sue conoscenze e le sue relazioni, delle condizioni locali e sociali e delle sue capacità. Grazie alla produzione mercantile gli uomini hanno migliorato la produttività del loro lavoro. Si sono liberati dalla dipendenza dai prodotti locali. Producendo per il mercato, gli uomini hanno imparato a rapportarsi agli altri: ai loro gusti e ai loro bisogni. Insomma la produzione mercantile è stata un fattore potente di liberazione, di sviluppo di relazioni sociali, di conoscenza, di civiltà: ha portato la specie umana a distinguersi ancora più dalle altre specie animali, a sviluppare le proprie conoscenze e forze produttive e a emanciparsi dal resto della natura. Oggi gli uomini possono essere liberi come non lo sono mai stati.

Nella produzione mercantile è nato il denaro. Il denaro è nato come merce universale: la merce che ognuno accetta in cambio della merce particolare che lui vende. Dal denaro come mezzo di scambio si sono sviluppate le altre funzioni del denaro: come moneta di conto, come riserva di valore e tesoro, come mezzo di pagamento, come capitale.

I capitalisti del passato, fin dal loro sorgere, hanno diffuso ed esteso la produzione mercantile, hanno fatto opera di progresso civile, materiale e spirituale. Essi usavano il denaro come capitale: con il denaro che avevano comperavano, facevano produrre per vendere e ottenere una quantità di denaro maggiore di quella da cui erano partiti. Questo sistema economico aveva enormi vantaggi su quelli precedenti, li ha soppiantati e ha contribuito allo sviluppo della civiltà umana. Beninteso era un’umanità che viveva col ferro e col fuoco ed è col ferro e col fuoco che i capitalisti l’hanno governata. Ma il bilancio era positivo, il risultato era il progresso. Questo corso delle cose è durato grosso modo fino alla fine del secolo XIX. È solo da allora che il capitalismo, la produzione mercantile e il sistema monetario sono diventati una catena e una costrizione.

Ora la produzione mercantile, il sistema monetario, il sistema finanziario che il capitalismo ha sviluppato da esso e la produzione capitalista non sono più utili all’umanità. Sono anzi diventati una costrizione che porta un miliardo di uomini e donne alla fame, uccidono più uomini di qualsiasi guerra, condannano centinaia di milioni di uomini alla disoccupazione, alla precarietà, all’abbrutimento materiale e spirituale, producono e alimentano il saccheggio e la devastazione senza limiti del pianeta. Quindi bisogna abolirli.

Quelli che li difendono, come il Vaticano e la sua corte di prelati (non parliamo di milioni di credenti che invece ne subiscono le conseguenze come tutti gli altri lavoratori), lo fanno per i loro interessi e privilegi e per la mentalità tradizionalista propria di chi è incrostato alla difesa dei propri interessi e privilegi, come per lo stesso motivo nel lontano passato hanno difeso il modo di produzione feudale, hanno lanciato anatemi contro chi lo combatteva, hanno fatto bruciare chi lo denunciava e hanno mobilitato i fedeli per eliminarli.

Ora bisogna abolire anche il debito pubblico e privato: così togliamo ogni peso dalle spalle delle nuove generazioni e di quelle attuali.

È possibile abolire mercato, denaro, produzione capitalista e debiti? Certamente. Basta togliere le aziende ai capitalisti e decidere che sono istituzioni pubbliche come in una certa misura già lo sono state le scuole, gli ospedali, gli enti senza scopo di lucro, gli istituti di ricerca, ecc. Che lo scopo delle aziende non è più fare soldi per i loro padroni, ma produrre beni e servizi per la popolazione. Creare una autorità pubblica che sulla base di un piano economico assegna a ogni azienda compiti di produzione definiti e le risorse necessarie per adempierli. Assegnare a ogni individuo una quota parte dei beni e servizi prodotti. I beni e i servizi che per ragionevoli motivi non conviene lasciare alla libera disponibilità dei singoli individui, basta distribuirli a prezzi amministrati secondo criteri ragionevoli, tramite società di distribuzione (supermercati, cooperative, ecc.) in cambio di una moneta di credito che viene assegnata a ogni individuo in quantità definita (ogni individuo, nell’ambito del credito assegnatogli, potrà così decidere quali beni o servizi acquistare).

Insomma si tratta di attuare, con opportuni provvedimenti particolari e concreti, le seguenti sei misure:

1. Assegnare a ogni azienda compiti produttivi (di beni o servizi) utili e adatti alla sua natura, secondo un piano nazionale (nessuna azienda deve essere chiusa).

2. Distribuire i prodotti alle famiglie e agli individui, alle aziende e ad usi collettivi secondo piani e criteri chiari, universalmente noti e democraticamente decisi.

3. Assegnare ad ogni individuo un lavoro socialmente utile e garantirgli, in cambio della sua scrupolosa esecuzione, le condizioni necessarie per una vita dignitosa e per la partecipazione alla gestione della società (nessun lavoratore deve essere licenziato).

4. Eliminare attività e produzioni inutili e dannose per l’uomo o per l’ambiente, assegnando alle aziende altri compiti.

5. Avviare la riorganizzazione delle altre relazioni sociali in conformità alla nuova base produttiva e al nuovo sistema di distribuzione.

6. Stabilire relazioni di collaborazione o di scambio con gli altri paesi disposti a stabilirle con noi.

Queste sei misure costituiscono quindi la base e la condizione indispensabili dell’ordine pubblico e della sicurezza per le masse popolari, della salute fisica e mentale di ogni individuo. Queste misure sono possibili e semplici da attuare per un governo che lo voglia veramente fare. Certo i capitalisti, il clero e il resto della classe dominante diranno che esse sono contro natura: effettivamente sono contro la loro natura. Ma sono quello di cui le masse popolari hanno bisogno per iniziare un processo di rinascita e di progresso.

È possibile attuarle? Certo che è possibile. Già oggi milioni di persone fanno cose importanti e impegnative, cioè lavorano non per ammucchiare soldi, ma per fare qualcosa di utile, di bello e di buono. Sono quella parte più generosa e onesta, la parte più avanzata delle masse popolari del nostro paese a cui ci appelliamo. Bisogna che questi milioni si organizzino, si uniscano e prendano in mano la società intera. Bisogna che prendano il potere togliendolo ai ricchi, ai capitalisti, al clero e ai loro agenti. Milioni di persone, gli operai in primo luogo, non hanno nulla da perdere e tutto da guadagnare abolendo il mercato e il debito e togliendo ai capitalisti la proprietà delle aziende. Si assoceranno all’impresa man mano che vedranno che è possibile, che una forza organizzata è decisa ad attuarla e capace di farlo. Via via la gran parte della popolazione se non tutta si assocerà ad essi. Sarà un’umanità superiore a quella attuale, che a sua volta si è sviluppata fino al livello attuale nel corso dei secoli partendo dallo stato quasi animale di decine di migliaia di anni fa. Il disastro ecologico causato dal modo di produzione capitalista e dal corso delle cose proprio della sua natura, obbliga l’umanità a prendere la strada che noi indichiamo, pena la devastazione del pianeta fino a renderlo inabitabile. Dalla barbarie cui ci ha portato il capitalismo, o si va al socialismo o si va alla distruzione dell’umanità. Quindi l’umanità seguirà la strada che noi apriamo lottando con determinazione e coraggio contro chi a spada tratta e con ferocia e astuzia difende l’attuale ordinamento sociale per egoismo e per la mentalità arretrata e gretta che accompagna l’egoismo morale.

Molte cose sembrano impossibili, fino a quando non le si è fatte. Molte cose non osiamo farle non perché siano impossibili, ma ci sembrano impossibili perché non osiamo farle. È la mentalità conservatrice che il Vaticano e la sua Chiesa e i ricchi alimentano, diffondono e impongono.

Per i lavoratori organizzati è del tutto possibile attuare questo programma. Ci sono le forze produttive e le conoscenze necessarie per attuarlo. Oggi gli uomini possono produrre cibo quanto necessario a una popolazione ben più numerosa dell’attuale. Il sole ogni anno fa evaporare acqua dai mari e possiamo quindi disporre sulla terraferma di acqua dolce nella quantità necessaria per una popolazione ben più numerosa dell’attuale. Possiamo produrre case, vestiario e ogni altro ben di dio per tutti. È il sistema di produzione e di distribuzione capitalista e il sistema di relazioni sociali connesso che lo impediscono.

Certo, sono cose che nessun individuo può fare da solo nel momento in cui lui ha capito che sono la soluzione necessaria dei mali presenti. Non si tratta della buona volontà di alcuni individui: si tratta di instaurare un nuovo sistema sociale. Ogni individuo che capisce che questo è possibile e giusto, per attuarlo deve unirsi agli altri che pure ne sono convinti e che sono decisi ad attuarlo.

Da subito quanto più siamo organizzati e decisi, tanto più possiamo imporre alle Autorità di adottare i provvedimenti indispensabili per far fronte subito alla conseguenze più gravi della crisi del loro sistema di relazioni sociali. Oggi al mondo esiste una quantità enorme di denaro. Tra contanti, conti bancari e titoli finanziari, il denaro ammonta almeno a 50 volte il Prodotto Lordo mondiale di un anno e le banche e le istituzioni finanziarie ne possono creare ancora in quantità illimitate. I governi dei maggiori paesi vi possono attingere in misura praticamente illimitata e infatti per gli scopi che ritengono necessari non manca mai loro il denaro. Non ci sono quindi limiti finanziari alla azioni che sono costretti a fare. Ma si tratta di un castello di carte, per sua natura instabile, perché dipende dal comportamento dei capitalisti e dei ricchi. Usare denaro per soddisfare le necessità delle masse popolari è quanto di più innaturale si possa imporre a un capitalista e a gente educata alla loro scuola.

Quindi anche se con le buone o con le cattive riusciamo a imporre che attuino quanto necessario, le Autorità attuali cercheranno di fare il meno possibile, ritorneranno indietro appena possibile, ricorreranno a ogni mezzo per impedire che imponiamo loro di compiere azioni così contrarie alla loro natura. Ricorreranno a ogni espediente per dividere i lavoratori e metterli gli uni contro gli altri. È quello che già fanno.

Per questo non basta rivendicare dai padroni questo o quello: occorre costituire un governo d’emergenza formato dalle Organizzazioni Operaie e dalle Organizzazioni Popolari, un governo fatto da persone che vogliono attuare le aspirazioni delle masse popolari, un governo costituito e sostenuto dalle organizzazioni che vogliono impiegare le forze produttive e le conoscenze per soddisfare i bisogni delle masse popolari: un Governo di Blocco Popolare.

Quanto più siamo decisi a costituire un simile governo, tanto più da subito avremo la forza per imporci ai padroni e alle loro Autorità e costringerli ad attuare da subito i provvedimenti più urgenti.

La borghesia più reazionaria e criminale è consapevole della situazione. Per evitare che le masse popolari imbocchino su grande scala la strada che noi indichiamo, anche nel nostro paese è alla ricerca di un gruppo e di un movimento politico capace di adottare su larga scala in campo politico, all’interno e all’estero, i metodi criminali usati a suo tempo da Mussolini e da Hitler e di mobilitare su questa base una parte importante delle masse popolari. I gruppi e i personaggi che aspirano a ripetere le loro gesta criminali, stanno facendo le loro prove. Per questo anche nel nostro paese dilaga lo squadrismo fascista e razzista.

Stroncare sul nascere ogni prova di fascismo, prima che i fascisti facciano troppi danni!

10, 100, 1000 ronde popolari antifasciste e antirazziste!

I fascisti sono marionette e mercenari delle classi dominanti. Sono criminali o aspiranti criminali. Adottano mezzi criminali per imporre gli interessi delle classi dominanti. Fanno leva sulla disperazione e sull’abbrutimento imposti dalla borghesia e dal Vaticano, per distogliere l’ira e la lotta dei lavoratori dal sistema capitalista responsabile della crisi economica e della crisi ambientale. Usano la crisi del capitalismo per mobilitare lavoratori contro lavoratori e per mobilitare le masse popolari del nostro paese contro quelle di altri paesi. Nel nostro paese li abbiamo già visti all’opera nel ventennio e nelle “stragi di Stato” degli anni ’70 e abbiamo visto quanti danni hanno fatto. Non permetteremo che ricomincino.

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