Marassi, dopo la rivolta il direttore convoca i reclusi
21 novembre 2009
Nella notte la protesta dei detenuti , al mattino la diversa interpretazione (allarme e tensione elevata in tutte le sezioni) della Uil del settore penitenziario e del Sappe (la protesta c’è stata, ma limitata) della protesta per la quale erano annunciati altri seguiti.
I due sindacati, divisi sull’analisi della nottata erano però sulla stessa lunghezza d’onda in relazione alla situazione di emergenza esistente nelle carceri liguri: dove ci sono almeno 600 reclusi in più (1770 e oltre) rispetto alla capienza massima (1140 posti) con le celle ormai dotate di letti a castello a tre piani.
In mattinata una delegazione di detenuti è stata convocata dal direttore di Marassi, Salvatore Mazzeo.
A confermare la notizia circolata con “radiocarcere” è stata la Uil di settore, con il segretario regionale Fabio Pagani, che ha confermato la descrizione della situazione vissuta nella nottata in carcere operata dal collega Sarno che aveva anche evidenziato come per le carenze esistenti, in turno di notte ci siano (e ci fossero durante la protesta) 18 agenti per circa 800 detenuti.
«Le comunicazioni di Sarno erano esatte sulle dimensioni della protesta. E’ stato tutto il carcere e non qualche detenuto isolato, come afferma il Sappe, ad aver protestato. Personalmente – sottolinea Pagani – ero uno dei 18 agenti in servizio in tutto il carcere. Occorre denunciare a gran voce che 18 agenti in un istituto che ospita 775 detenuti significa affermare livelli di sicurezza ben al di sotto dei limiti minimi previsti. I detenuti hanno sbattuto pentole e stoviglie contro le inferriate e le porte. Hanno incendiato e lanciato qualche bomboletta dei fornellini a gas, che per fortuna non hanno provocato danni a cose o al personale. Hanno gettato cibo nei corridoi e dato fuoco a qualche giornale. Attendiamo l’esito dell’incontro con il Direttore per capire se ci sarà una replica o se la protesta sarà sospesa».
La situazione non potrà però essere risolta dall’incontro detenuti-direttore: « A fronte , però, dell’inerzia del DAP e del Provveditore Regionale la situazione non è destinata a migliorare in tempi brevi. I detenuti protestano il sovrappopolamento e per la cosddetta terza branda. Ma per evitare questa sistemazione decisamente pericolosa (lo scorso anno un detenuto morì cadendo dal terzo piano di un letto a castello) occorre sfollare l’istituto. Non abbiamo elementi, per ora, per confermare che ci si muova in tal senso».
Pesante la situazione del personale: «e’ stanco e sfinito. Troppe le tensioni che deve gestire nel più completo abbandono. Non bastano professionalità e disponibilità quando le condizioni sono oltre ogni limite. Comprendiamo che il Sappe voglia minimizzare per coprire le colpe e le pecche dell’Amministrazione, ma la situazione è sotto gli occhi di tutti ed ognuno può trarre le debite conclusioni. D’altro canto tutto il quartiere di Marassi ha potuto, quantomeno, ascoltare ciò che è accaduto ieri notte».
Replica sulla replica finale del Sappe: «Trovo francamente stucchevole e sgradevole che vi sia chi preferisce percorrere la strada della sterile polemica, dicendo cose senza senso, piuttosto che impegnarsi per risolvere concretamente i problemi dei poliziotti penitenziari del carcere genovese di Marassi. Forse è l’inesperienza o la poca esperienza» dice Roberto Martinelli che aggiunge: «Il Sappe, il primo e più rappresentativo Sindacato della Polizia penitenziaria, è dal 1991 che è in prima linea a tutela del Personale ed a rivendicare migliori condizioni di lavoro nelle Case Rosse della Valbisagno. Non credo possano dire altrettanto altri».






