Napoli, trans sequestrato a piazza Bellini picchiato e stuprato dal branco a Scampia

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Napoli, trans sequestrato a piazza Bellini
picchiato e stuprato dal branco a Scampia

NAPOLI (21 novembre) – Era con amici in piazza Bellini, luogo di ritrovo dove trascorrere la sera a bere e fare due chiacchiere nel centro storico di Napoli. Si era trattenuto a lungo nella piazza, fino a notte inoltrata. Qualcuno l’avrebbe avvicinato e costretto a salire su un’auto. Da quel momento è iniziato un incubo, terminato soltanto il giorno successivo con la denuncia alle forze dell’ordine. Protagonista di questa storia di violenza e abusi è un giovane transessuale, che ha raccontato di essere stata sequestrato, picchiato e seviziato in un campo rom di Scampia. L’inferno è durato una notte. L’incubo l’ha portata dal centro storico di Napoli alla estrema periferia nord della città. Tra baracche fatiscenti e maleodoranti, tra sterpaglie e cumuli di rifiuti, in una zona abbandonata e degradata dove il buio della notte appare più fitto e inquietante, lì si sarebbe consumato il terribile atto di violenza. Prima le botte, pugni e calci, anche sul viso fino a rompergli un dente. Poi gli abusi che ha dovuto subire fino a quando la luce del giorno non ha illuminato lo squallore e allontanato gli aggressori che come belve, ormai sazie dello strazio della loro vittima, si sono dileguati. Probabilmente si trattava di romeni ma su questo, come su altri aspetti della vicenda, ci sono indagini in corso e gli agenti della polizia stanno cercando di ricostruire come si sono svolti i fatti, per risalire ai responsabili. La vicenda ha molti contorni da chiarire, la dinamica è una trama ancora smembrata. Il transessuale, una volta libero, è riuscito ad allontanarsi ed è dovuta ricorrere alle cure mediche. Si è presentato al pronto soccorso dell’ospedale Vecchio Pellegrini, con il volto tumefatto e i segni evidenti delle percosse e degli abusi. La macchina investigativa si è messa in moto dopo la segnalazione del fatto. Gli investigatori non escludono che possa trattarsi di un atto di omofobia, come se ne sono verificati di recente anche in altre città italiane ma è una delle chiavi di lettura nel ventaglio di ipotesi che sono al centro delle indagini.
L’attività degli investigatori parte da Scampia, dove si sarebbe consumata la violenza, e arriva a piazza Bellini dove l’incubo ha avuto inizio. La stessa piazza dove i riflettori degli inquirenti si erano già posati la scorsa estate. Era giugno e la piazza, cuore intellettuale di Napoli e ritrovo di una movida generalmente tranquilla, abituata anche alla presenza della comunità omosessuale, fu sconvolta dall’aggressione ai danni di una ragazza picchiata selvaggiamente per essere intervenuta in difesa di un amico preso di mira da un gruppo di teppisti. Anche allora si era parlato di episodio di omofobia e di nuovo, come accaduto in questi giorni in seguito alla diffusione di un video choc su un omicidio di camorra nel rione Sanità, si era sottolineata l’indifferenza dei passanti dettata dalla mancanza di coraggio e dalla paura che rende incapaci di reagire. I teppisti cominciarono con gli sfottò. Avevano preso di mira un ragazzo, uno che loro, i teppisti, consideravano «diverso». Lo avevano deriso e offeso prima per gli abiti che indossava, poi per il marsupio, infine per l’atteggiamento e il modo di parlare. Stavano usando violenza, non fisica ma psicologica, e ugualmente devastante. Un’amica intervenne per farli smettere, sempre con le parole ma senza violenza. I teppisti reagirono inveendo contro di lei, picchiandola con rabbia e ferocia immotivata massacrandole l’occhio destro. In quei pochi attimi si creò un vuoto attorno e solo alla fuga degli aggressori la ragazza fu soccorsa e portata in ospedale.

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