«Ma chi, Silvio?». Eh sì, ora lo chiama addirittura per nome. «Embè? — replica spocchioso il sindaco di Terzigno Domenico Auricchio — Me l’ha chiesto lui, Berlusconi in persona».
«Ha detto: Mimì, mi devi dare del tu. Dopo quello che mi hai fatto meriti questo ed altro. Del resto, è così: ciò che ho fatto io non l’avrebbe fatto nessuno. Gli ho ceduto gratis, senza alcuna esitazione, il logo del Pdl, la striscia tricolore che attraversa il cielo come un arcobaleno. Alla festa dei Circoli della libertà mi ha donato la targa d’oro per aver dato alla nazione il grande partito della Libertà. Proprio così: il grande partito della Libertà». E ora arriva la discarica. «No, la discarica per noi è una ricchezza. Gli altri Comuni ce la invidiano. È perciò che ho fiducia in Berlusconi. Siamo entrambi imprenditori. Silvio mi ha promesso che farà diventare Terzigno come un paese della California».
Dall’alba di ieri un centinaio di militari presidia l’area di Terzigno, in località Pozzelle, quasi nei pressi di Boscoreale, a poche centinaia di metri dal cratere del Vesuvio. I lavori per l’allestimento del nuovo sito dureranno un paio di mesi. La discarica ingoierà altre 700 mila tonnellate di spazzatura a partire dall’inizio del prossimo anno. Poi, dopo aver completato verifiche e carotaggi, sarà la volta di un’altra cava, quella in località Vitiello.
Mimì Auricchio è sindaco di centrodestra da giugno dell’anno scorso. Non è un tycoon. Per ora si accontenta di essere «un commerciante di frutta fresca e secca». Il suo exploit politico, tuttavia, è avvenuto sotto l’inconfondibile stella della profezia berlusconiana: «Dopo anni di amministrazioni guidate da sindaci- medici e mai giunte al termine del mandato — racconta con visibile orgoglio — la gente ha preferito votare per me e per la mia lista familiare ». Lista familiare? Tutti parenti? «Diciamo così: gente di famiglia. I miei concittadini, stanchi delle chiacchiere dei medici-amministratori, hanno deciso di dar fiducia agli imprenditori come me, agli uomini del fare. Vuole sapere cosa faremo con la discarica? Questo è un paese in agonia. Con Berlusconi ho stretto un accordo: una deroga piena sui vincoli della zona rossa. Non chiederemo sanatorie e roba del genere; ma la messa in sicurezza del territorio. Una risistemazione dell’esistente, senza sgomberi».
E il Vesuvio? Il pericolo numero 1 che Guido Bertolaso, in veste di capo della Protezione civile, cita come esempio di allarme costante? «Intanto — insiste il primo cittadino ed ex titolare del logo Pdl — abbiamo chiesto la bonifica del territorio comunale. Quindi, l’approvazione del Puc, il piano urbanistico comunale, che prevede un’area commerciale di 200 mila metri quadrati nella zona rossa per rilanciare l’economia di Terzigno e delle aree vicine. Infine, Silvio Berlusconi in persona mi ha promesso che ci darà una mano per la realizzazione di un centro polisportivo. Sarà il più grande della Campania: realizzeremo persino un campo di golf».
D’altronde, se qui non si ha paura del Vesuvio, la cui bocca gorgheggia minacciosa nel fragore del temporale, come può incutere timore una cava di 600 mila metri cubi ricoperta di rifiuti? Il nastro d’asfalto della Panoramica che collega i paesi vesuviani è già una discarica a cielo aperto. Il bordo della strada è continuamente risucchiato dalle montagne di lavatrici, frigo e cumuli di sacchetti abbandonati sotto le ambiziose insegne dei numerosi ristopub.
La signora Emilia Sorrentino abita lungo la strada che porta alla discarica. Ieri mattina ha spalancato le finestre e si è ritrovata un cordone di carabinieri in tuta mimetica intorno alla sua abitazione: «Lo sa — mastica amareggiata — che per anni non mi hanno concesso di chiudere la balconata perché la mia casa si trova in zona rossa? Eppure, ora possono fare ciò che vogliono. Addirittura una discarica. La mia casa non vale più nulla. È scomparso il Parco nazionale. Sono scomparsi i vincoli. Tranne quello che mi impedisce di completare la veranda. Spero che, con i novanta comuni che incominceranno a sversare qui, prevedranno almeno di toglierci la tassa sulla spazzatura».
Il sindaco che commercia in frutta fresca e secca non indietreggia. Anzi. Espone fiero il petto alle critiche e alle contestazioni. Alla domanda sulle indennità di ristoro previste per ogni tonnellata di rifiuto talquale resta un po’ incerto sulle gambe. Ma quando la richiesta di delucidazioni si fa più esplicita (quanto incasserete con l’attività della discarica?) i suoi occhi si illuminano come quelli di Paperon de’ Paperoni: «All’incirca 12 euro a tonnellata — risponde sicuro —: potremo rifare le strade, dare un’aggiustatina al paese e fornire nuovo impulso all’economia. E tutto questo, senza subìre alcun danno. Ho visto come lavorano i militari: sono bravissimi! Sono stato nel sito di Sant’Arcangelo Trimonte: non è una discarica, ma una fabbrica di confetti. Ecco, noi avremo una fabbrica di confetti che produrrà oro. Insomma, altro che casinò. Meglio di un casinò».
Corriere del Mezzogiorno, 15-11-2008







che vergogna!!!!!!!
il tutto al confine con un parco nazionale ( che poi in effetti gia è na discarica)
che tristezza vedere la propria terra ridotta cosi nel silenzio generale
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VERGOGNA!!!!
Ma è lo stesso sindaco che si voleva incatenare per non fare aprire la discarica! si vende il proprio paese: Vergogna! Tumori e cancro per un mucchio di soldi. Un parco nazionale inserito anche nelle riserve internazionale del MAB UNESCO, un territorio dove i romani venivano in vacanza nelle loro ville, ora un territorio deturpato dall’abusivismo e da questa enorme discarica. Che vergogna l’Italia!
Caro sindaco, la vedo così convinta, mi fa quasi tenerezza si beve tutto quello che le dicono, e si ritiene pure imprenditore… Complimenti per l’affare!!
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Vabbe’, se non ce la fa’ a capir quanno lo pigliano pe culo nun e’ colpa sua ! E’ piccolo e basta.
Ma e’ grave sapere che in un piccolo paesino che penso si conoscano bene o male un po’ tutti, quelli che l’hanno votato, l’hanno votato a sindachino pur conoscendolo!
Poveretti !
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