I pm: stoccaggio abusivo di rifiuti. Bloccato dalla magistratura anche il sito di Ferrandella, stop al piano del commissario

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Doppio colpo al piano De Gennaro, a dieci giorni dalla scadenza del suo mandato. La magistratura sferra un colpo concentrico a due delle più importanti aree previste dalla strategia anticrisi del commissario di governo. In poche ore, due Procure ottengono il sequestro di aree funzionali al disegno del commissario per l’emergenza rifiuti in Campania. La Procura di Santa Maria Capua Vetere chiede e ottiene dal gip Stefania Amodeo il sequestro del sito di Ferrandella, area decisiva ad ingoiare tonnellate di rifiuti prodotte in regione, in un procedimento che vede almeno cinque persone indagate. Nello stesso pomeriggio, la Procura di Avellino sequestra l’area Asi di Pianodardine, con un provvedimento che vede indagato il generale Franco Giannini, braccio destro di De Gennaro, che ora si trova a rispondere di un’ipotesi di stoccaggio abusivo, assieme a Raffaele Spagnuolo, presidente del consorzio «Cosmari» (che si occupa dello smaltimento rifiuti in diversi comuni dell’Avellinese). Una giornata nera per i vertici di Palazzo Salerno, costretti ora a prendere le misure rispetto ai provvedimenti adottati dall’autorità giudiziaria, in attesa ovviamente di una definizione dei due procedimenti. Due sequestri, due soluzioni drastiche, entrambe dettate da questioni di sicurezza. Ferrandella. Non può ospitare rifiuti, c’è troppo percolato. Gli ultimi accertamenti Asl, le relazioni dei tecnici di Arpac hanno spinto il pm Luigi Landolfi a chiedere i sigilli per uno dei più grandi sversatoi della regione. Nell’inchiesta affidata ai carabinieri del Noe di Caserta, vengono censurate anche le modalità di gestione dei due consorzi che si sono succeduti a Ferrandella. Non a caso, risultano coinvolti Luigi Palmieri, attuale commissario prefettizio del consorzio Acsa Caserta 3, ente che ha gestito l’area dal sei febbraio (giorno in cui Ferrandella aprì tra le proteste) al 15 marzo scorso, Biagio Vagliviello, funzionario Acsa; indagati anche Isidoro Orabona, presidente del consorzio Geoeco, ente che ha preso il posto proprio dell’Acsa su disposizione del commissario De Gennaro; Felice Zippo, dirigente dell’ufficio tecnico del Comune di Santa Maria la Fossa e Lucio Girardi, consulente della stessa amministrazione. Pianodardine. Il provvedimento di sequestro (con i nomi di Giannini e Spagnuolo) porta la firma del procuratore Mario Aristide Romano ed è stato eseguito dal comandante provinciale di Avellino, colonnello Gianmarco Sottili. Anche qui, sicurezza e stabilità in primo piano. Nelle settimane scorse, il commissariato decise di utilizzare le piazzole di Pianodardine per disporre lo staccaggio delle ecoballe. Immediata la levata di scudi da parte delle componenti più attive della società civile locale. La mobilitazione è stata capeggiata da alcuni sindaci della zona. Sono fioccate denunce ed esposti in Procura, che in alcuni casi hanno assunto la caratteristica di una vera e propria class action. Una serie di rilievi, a cui hanno fatto seguito gli accertamenti degli esperti di Asl, dell’Arpac e degli stessi vigili del fuoco, che sembra aver fornito parere negativo sull’impiego del sito, visto lo stato dei luoghi. Ed è questo il motivo che ha spinto il procuratore irpino a firmare un provvedimento che ora attende il vaglio di un giudice. I sigilli comprendono un’area asi, limitrofa al cdr, che avrebbe dovuto incamerare 20mila ecoballe. Fino a ieri, erano presenti almeno cinquemila tonnellate, che ora restano congelate. Stando alla relazione di vigili del fuoco, su quelle piazzole di cemento non c’è illuminazione, né impianto antincendio. Questioni che ora terranno impegnati i vertici di Palazzo di governo, costretti a trovare soluzioni alternative per uscire dalla crisi. A meno dieci giorni dal traguardo.

Fonte: Il Mattino 30-04-2008 p. 33

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  1. Autore: Luigi Roano

    Rifiuti e proteste, ma anche polemica politica e scaricabarile. Napoli è di nuovo sull’orlo dell’emergenza immondizia con il commissario Gianni De Gennaro in pressing per l’apertura della discarica di Chiaiano. Ma proprio dal quartiere collinare arrivano proteste. In piazza si sono rivisti i signori del no, questa volta non c’è l’ex ministro Alfonso Pecoraro Scanio, ma l’asse bipartisan composto da pezzettini del Pdl (i consiglieri comunali Raffaele Ambrosino e Marco Nonno e quello regionale Pietro Diodato) e del Pd (Carlo Migliaccio e Francesco Moxedano). Sono stati loro a organizzare una marcia partita dalla stazione del metrò di Chiaiano alla quale hanno partecipato anche i cittadini del vicino comune di Marano. Hanno chiesto le dimisisoni di De Gennaro, del sindaco Iervolino e del presidente della Regione Antonio Bassolino. Striscioni, slogan, cori hanno accompagnato la marcia di molte persone, secondo gli organizzatori almeno un migliaio. A sfilare sono stati abitanti del quartiere e del comune alle porte di Napoli, oltre a rappresentanti del mondo delle associazioni e di alcune sigle di disoccupati. Non sono mancati momenti di tensione, soprattutto nella fase iniziale, provocati da un piccolo gruppo di facinorosi che ha fatto esplodere botti e acceso fumogeni. Giornalisti e operatori dell’emittente televisiva «Canale 21» hanno inoltre trovato infranto, al termine della manifestazione, il lunotto posteriore della vettura di servizio. Il commissario De Gennaro, che fra 10 giorni lascerà l’incarico, non esita però a rilanciare l’allarme e si appella a Comune e Provincia: «Il commissario – si legge in una nota – ha espresso le proprie preoccupazioni in merito all’ulteriore gestione dell’emergenza in assenza di una sollecita operatività dei nuovi impianti di discarica ed ha espresso l’auspicio che le competenti autorità della Provincia e del Comune di Napoli sostengano l’attivazione, nei tempi più rapidi, di un impianto in località Chiaiano, perché possa rendersi al più presto esecutivo il progetto già elaborato dai tecnici del commissariato». Il Comune con la Iervolino già si è espresso: «I napoletani devono fare sacrifici» disse il sindaco appena la settimana scorsa dando il via libera a Chiaiano. Evidentemente però non basta ancora, il commissario vorrebbe una richiesta formale di intervento da parte di Palazzo San Giacomo. Che però nessuno è intenzionato a fare perché – secondo il ragionamento che si fa in Comune – tutte le discariche sono state aperte dal commissariato perché quella di Chiaiano dovrebbe avere il via libera dall’amministrazione? Scaramucce politiche destinate a risolversi con il buon senso del sindaco e di De Gennaro che in queste ore sono in strettissimo contatto. La questione Napoli sta già coinvolgendo il nascente governo Berlusconi. Da Roma trapela che se il leader del Pdl si insedierà prima del 10 maggio (quando scadrà il mandato di De Gennaro) potrebbe chiedere all’ex superpoliziotto di restare al suo posto per qualche giorno ancora, il tempo di sbloccare Chiaiano. Il sito dovrà essere pronto per luglio è capace di contenere fino a un milione di tonnellate di rifiuti, due anni di produzione della città. Il tempo per costruire i termovalorizzatori e il resto degli impianti per il ciclo integrato dei rifiuti. Non è finita qui, perché c’è un pericolo ancora più imminente: «Napoli potrà reggere al massimo altre 72 ore» sentenzia l’assessore ai Rifiuti Gennaro Mola. Perché tanta preoccupazione? Con la chiusura del sito di Ferrandella e quello di Marano lo smaltimento inevitabilmente rallenterà e tornerà l’incubo rifiuti.

    Fonte: Il Mattino 30-04-2008 p. 32

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